E’ più vivo di quel che sembra.
Pubblicato 28 Novembre, 2008 Articoli Leave a CommentTags: evoluzione, minerale, relianza, vita
Quello che vedete qui sopra è un minerale.
Come dice Wikipedia, i minerali sono “cose” che si sono create nel corso di milioni di anni per effetto delle condizioni geologiche e fisico-chimiche.
E invece, a quanto pare, non è vero. C’entra anche la vita, animale e vegetale.
Alcuni geologi canadesi hanno pubblicato un articolo (Mineral Evolution di Robert M. Hazen) su American Mineralogist secondo il quale i due terzi dei tipi diversi di minerali esistenti sulla terra esistono in quanto conseguenza diretta e indiretta della vita sulla terra. Senza quest’ultima non si sarebbero mai sviluppati (?), creati (?), evoluti (?), insomma che parola dobbiamo usare?
Oggi, dicono i nostri scienziati (anche su Repubblica), su 4300 specie diverse di minerali, solo 60 provenivano dall’originale polvere interstellare e altri 1700 si sono sviluppati in conseguenza della formazione della Terra. Gli altri sono “nati” in conseguenza dello sviluppo della vita sul pianeta.
Si dirà: che c’è di tanto strano?
Il fatto in sè non comporta nessun riflesso nella nostra vita di sonnambuli alla ricerca del denaro.
Ma se ci riflettiamo, è una vera e propria rivoluzione.
Pensate ad una bella casa di campagna, costruita con una tipica roccia locale. Quella pietra è il frutto di depositi di ossa e conchiglie per milioni di anni. Si abita tra le ossa di bismiliardi di esseri viventi milioni di anni fa, nel mare. E che dire poi del quarzo che sta nell’orologio: esso è prodotto dalla vita, non dall’Universo come pensavamo prima. E’ l’effetto di milioni di anni di vita di organismi mono e pluricellulari che ha dato “vita” al quarzo. L’ora sull’orologio è un’eredità, non una cosa fatta dall’universo o da Dio.
E il fatto stesso che noi viviamo, in questo momento, sta facendo evolvere bismiliardi di tonnellate di rocce tutt’attorno al pianeta. Anche se solo respiriamo.
Quel che voglio dire è che noi pensiamo di dominare la natura con la scienza e la tecnica, di fare del mondo, quello che ci ha dato Iddio o il caso (come preferite) quel che vogliamo, mentre invece esso evolve insieme a noi. Mentre noi viviamo lui cambia, e fa cambiare anche noi.
Insomma siamo collegati, interconnessi con una relazione di azione e risposta a due sensi, non a senso unico, come ci piace credere nel nostro sonnambulismo danaroso.
Attenti a quello che mangiate quindi, è più vivo di quel che sembra.
Nel mondo c’è dell’altro
Pubblicato 14 Novembre, 2008 Articoli Leave a CommentTags: cina, corriere, economia, india, luna, newyorktimes, Politica, sun microsystem, vendite al dettaglio
Oggi è un giorno qualunque d’immensa differenza tra ciò che succede nel mondo e ciò di cui si parla in Italia nei principali media.
Mentre il Corsera on line pubblica sulle sentenze Englaro, Diaz di Genova, bimbi affogati nel bagnetto e nuovi presidenti vigilanti Rai che nessuno voleva, il New York Times pubblica (nelle stesse ore) alcune strabuzzanti questioni, tra le quali:
- migliaia di operai cinesi tornano in campagna. Dal primo gennaio la crisi dell’esportazione ha causato la chiusura di 67.000 fabbriche (!!!!) nel delta del Pearl River, zona motore economico e manifatturiero della Cina. Molti operai sono rimasti senza stipendio da settembre, quando i manager hanno abbandonato le fabbriche chiuse e sono tornati all’estero senza preavviso.
- stasera allunerà il modulo automatico INDIANO alla ricerca dell’elio3, di cui dovrebbe essere ricca la luna, elemento fondamentale per la realizzazione della fusione nucleare.
- i democratici usa fanno pressioni per aiuti alle case automobilistiche e per un pacchetto di sostegno al reddito della popolazione;
- a ottobre le vendite al dettaglio negli Usa registrano un calo de 2,8% su settembre e del 4,1% sull’ottobre del 2007. Il più vistoso calo precedente fu registrato nel novembre 2001, dopo il crollo delle twin towers;
- sun microsystem ha annunciato un piano di licenziamento da 5/6000 dipendenti, il 18% circa della sua forza lavoro;
- Freddie Mac annuncia di aver iscritto perdite per 25,3 miliardi di dollari nel terzo quadrimestre.
E voglio fermarmi qui.
E’ vero che dalla periferia dell’impero (qual’è questa espressione geografica chiamata italia) non si può fare gran che. E’ però del tutto evidente che mentre la politica cazzeggia, il popolo dovrà affrontare questioni assai serie, le stesse che succedono intorno a noi. E nel frattempo il mondo cambia e gl’indiani (dell’india) vanno sulla luna.
Tremonti: l’impero, il baratro, Adriano e la Catena di Sant’Antonio.
Pubblicato 12 Novembre, 2008 Articoli Leave a CommentTags: adriano, catena sant'antonio, crisi, Crisi finanziaria, elagabalo, fine della crisi, keynes, obama, tremonti
Il Corriere della Sera on line ha pubblicato martedì scorso un’intervista al Prof Giulio Tremonti, attuale deus ex machina dell’economia italiana.
Il tono è colloquiale, da discente a discepolo, lontano dal verbo tipico della politica parlamentare e ministeriale.
Una vera cascata di rivelazioni, una cornucopia di messaggi in chiaro, ma come al solito, tra metafore, analogie e rimpalli storici, solo per chi ha orecchie che intendano.
Ed infatti, a sottolineare l’importanza delle sue parole, le stesse sono passate sotto assoluto silenzio, soverchiate dal rumore prodotto dal gran rifiuto del passaporto italiano da parte della presidentessa francese per diritto di talamo.
Che dice il professore?
Primo: Obama è il primo politico occidentale del XXI secolo.
E’ una lettura niente affatto originale, diciamo che ormai la politica mondiale si svolge, per metà, tra personaggi ormai dentro il xxi secolo. Esclusi dal secolo presente siamo rimasti quasi solo noi italiani e i polacchi … che c’entri il precedente papato?
Secondo: Tremonti paragona l’america di oggi all’impero romano sotto Elagabalo (nell’articolo era chiamato Eliogabalo) e Adriano. Il primo era un oscuro tardo imperatore eletto poco democraticamente dai suoi soldati e mandato a Roma dove cercò di instaurare nuove religioni personalistiche e lascive. Il secondo, come sanno tutti, è stato l’astro del buon governo, intelligente, premuroso, accorto e modesto a sufficienza. E‘ chiaro che il Professore predilige il secondo, nella speranza che Obama sappia farsi interprete dei valore democratici degli anni ’30, tanto per stare nel tema della post depressione economica.
Terzo: Obama però deve capire bene cosa è successo. E qui il professore si lancia: nessuno ha ancora capito niente, a livello accademico. Non si era capito prima, ed infatti ecco la crisi finanziaria, e non si è capita ancora la causa vera. Quindi un problema intellettuale. Dice testualmente: “devi capire che cosa è successo ed è per questo che quella intellettuale è la condizione delle condizioni.” Continua a leggere ‘Tremonti: l’impero, il baratro, Adriano e la Catena di Sant’Antonio.’

Un’amica mi dice che sta leggendo un romanzo di un certo Vonnegut. Io, che sono ignorante e lo so, mi chiedo chi fosse costui. Ricerca rapida. Morto nel 2007 a New York, stimato in Usa, sconosciuto in Italia. Allora, mi dico, sarà un grande.
Dicono che scrive di fantascienza. Ancora meglio. Ripreso di recente da Feltrinelli. Che fortuna. Vado in libreria e scelgo, tra non più di tre titoli, “Ghiaccio-Nove”.
E’ la storia davvero grandiosa di uno scrittore che, nelle ricerche per un suo prossimo romanzo, s’imbatte in uno scienziato-bambino che, oltre ad essere il padre inconsapevole della bomba atomica, scopre una tecnica di cristallizzazione dell’acqua a temperatura ambiente. Il Ghiaccio-nove, un’arma micidiale. Muore affidandola ai suoi figli, che da cerebro-normali la usano per diventare qualcosa, o qualcuno.
Lo scrittore finisce in un’isola poverissima, dove a un re capriccioso ed egocentrico si contrappone un santone che inventa una nuova religione potentissima, il “Bokononismo”.
Nel romanzo s’intrecciano la fine imminente per l’uso idiota della scoperta “fine del mondo” e l’immane taumaturgia della religione perfetta, l’unica in grado di irretire totalmente le menti, quella che dichiarando le proprie ragioni come false, induce alla fede totale.
E non si può non ridere.
Il Bokononismo è irresistibile, come la pulsione a usare l’arma definitiva per l’estinzione dell’umanità.
Nella storia si confrontano il bene assoluto, da un lato:
Noi bokononisti crediamo che l’umanità sia organizzata in squadre, che fanno la Volontà di Dio senza mai scoprire cosa stiano facendo. Una squadra siffatta Bokonon la chiama una Karass, e lo strumento, il Kan-Kan (
)) n.d.r.), che mi portò nella mia karass particolare fu il libro che non ho mai portato a termine, il libro che doveva intitolarsi il giorno in cui il mondo finì;
il male definitivo dall’altro:
Se fossi più giovane, scrivere una storia della stupidità umana, e scalerei la vetta del Monte McCabe e mi sdraierei sulla schiena con la mia storia per cuscino; e raccoglierei da terra un po’ di quel veleno biancoazzurro che trasforma gli uomini in statue; e trasformerei in una statua anche me stesso, sdraiato sul dorso, con un ghigno orrendo, e il pollice sul naso a fare marameo a Tu Sai Chi.
Grazie Kurt, sei un grande.
Che ci fanno i carabinieri al TG1?
Pubblicato 16 Ottobre, 2008 Articoli 1 CommentTags: carabinieri, Politica, stato, TG1
Due giorni fa mi sono accorto che, a margine del video durante la nota politica del Tg1 delle 13,30, c’erano due carabinieri. Nell’edizione delle 20,00 ce n’era uno solo.
Mi sono detto, ecco, lo fanno per proteggere il giornalista dal matto con gli occhiali. Però ammesso che ci sia ancora il matto in giro, bastava non inquadrare il carabiniere, che invece è chiaramente messo lì, sull’attenti, immobile, il cappello con la fiamma bene in vista.
Il carabiniere dell’Arma, l’unica istituzione in italia di cui gl’italiani si fidino ciecamente.
Perchè?
Oggi i carabinieri sono un simbolo ancora intatto dello Stato. Un simbolo operativo, di difesa dal crimine e di certificazione della verità.
L’uso del simbolo, quando parlano i politici (ovvero lo Stato) per bocca del giornalista, invita a pensare che, in quel momento, il carabiniere DIFENDE oppure CERTIFICA lo Stato.
Se difende vuol dire che lo Stato è minacciato o si sente tale. Da chi? Non ci sono nemici alla frontiera, non ci sono guerre in vista, non ci sono attentati o attacchi al parlamento.
Chi quindi minaccia lo Stato? O meglio, da chi si sente minacciato lo Stato?
Se un potere democratico ha bisogno di una Guardia Reale (nel senso del Re, o della Realtà della minaccia, a vostro piacimento), allora vuol dire che la minaccia proviene dal popolo bruto, quello affamato e disperato. E se questo è vero, allora il Potere non è più democratico. Esso è monarchico. Oppure oligarchico. Scegliete voi.
Se invece certifica, allora vuol dire che lo Stato tenta di far passare per vere parole che sono menzogne, facendosele certificare dall’unico simbolo di verità ancora intatto.
In tutti e due casi, com’è evidente, siamo nei guai fino al collo.
BUD – Breakdown U-man Device
Pubblicato 14 Ottobre, 2008 Articoli Leave a CommentTags: coscienza collettiva, asteroide, DonQuixote
Questa è la copertina del mio ultimo romanzo.
La quarta di copertina riporta:
Don Quixote minaccia la Terra.
Anzi no, l’Umanità
Chi volesse darci un’occhiata può andare su http://www.bud4u.wordpress.com/
dove troverà oltre ai commenti dei lettori, anche i primi tre capitoli, tanto per farsene un’idea.
Buona lettura.
Quando nacque William tutti dissero che era un bel bambino. A Milkway city non se n’era visto uno più bello. Molti dicevano che guardandolo si aveva l’impressione che il sole fosse apparso tra le nuvole.
A dodici anni leggeva come un pazzo romanzi d’avventura e costruiva modellini di aereo.
Un paio d’anni dopo cominciò a frequentare il tetro negozio di pompe funebri della famiglia.
Conobbe il dolore, quello degli altri.
Conobbe la morte, quella degli altri.
Tutti i morti, collocati nelle lucide e sontuose casse da morto costruite dal padre, gli sembravano in realtà dei facsimile di uomo, come statue di cera a grandezza naturale. Il dolore dei parenti invece era reale, intenso ed urlava per essere alleviato.
Decise che il mondo aveva bisogno di dare ai morti quella bellezza che non avevano mai avuto da vivi.
Comprò un sacco di libri usati di chimica, poi di medicina e di dermatologia.
Fece degli esperimenti.
I cadaveri di topi, gatti e cani furono bruciati, poi liofilizzati, infine liquefatti, ma la bellezza era ardua da raggiungere.
Mentre faceva il primo anno dell’high school riuscì ad realizzare il primo cadavere di topo perfettamente pulito lustro, ma solo per un istante. Appena aperto l’involucro di trattamento il topo si disfece come polvere del deserto mentre una nuvola di vapore si librava nell’aria. William pensò di averne inalato tanto, di quel vapore, perchè gli venne l’idea che doveva trasformare tutta la sua vita.
Ci vollero sei mesi per metterla a punto. E la notte di Natale del 1994, finalmente, riunì la famiglia intera nel salotto buono di casa, mentre l’intera Milkway City si predisponeva a tagliare il succulento tacchino. Aveva predisposto tutto l’occorrente sotto un tavolo di legno, coperto da una grande tovaglia di raso nero. Quando l’intera famiglia si raccolse davanti a lui, tirò fuori un barattolo che conteneva un topo morto e zozzo di fango. Sua madre Molly per poco non svenne, mentre i baffi di John, suo padre, sobbalzarono. Fritz ridacchiò pregustando la solita debacle dell’invidiatissimo fratello geniale.
Tutto invece andò bene. William mise il topo in un sacchetto di spessa gomma nera, facendolo sparire alla vista. Molly si riprese. Poi cominciò ad armeggiare intorno alla piccola apertura rotonda del sacco infilandoci intrugli polverosi, sostanze liquide colorate e vischiose paste, tutte misurate con cura da diverse boccette. In ultimo prese un asciugacapelli da viaggio miniaturizzato e lo collocò nella parete interna del sacco. Chiuse tutto e inserì la spina. Il sacchetto trotterello vibrando sul tavolo producendo il sibilo ovattato dell’aria calda.
Poi, con espressione trionfale, aprì delicatamente il sacco tirando fuori il topo per la coda.
Meraviglia! Quello non era un topo, era un’opera d’arte! Era lucido e pulito, perfetto. La coda elastica, il pelo morbido come un peluche, le orecchie rosee, l’occhio presente, i baffi vibranti. Come vivo. Anzi, meglio che vivo. Continua a leggere ‘… e il lavoro?’
Il sangue della Terra
Pubblicato 9 Ottobre, 2008 racconti Leave a CommentTags: banca, bit, finanza, flusso finanziario, pozzo, sangue, swap, transazioni, tycoon, wall street
Sono nato dentro un chip dorato. I miei compagni, venuti al mondo pochi minuti prima, si affrettarono a rassicurarmi. Eravamo superprotetti dai sistemi di controllo e vigilanza del sistema informatico finanziario.
Si presero cura di me incanalandomi nel database. Lì stetti in grazia e solitudine, giocando alle transazioni con i miei amici.
La nostra educazione prese poco tempo. Ogni settimana un programma di analisi di bilancio ci riorganizzava secondo strutture di analisi comparative allargando le basi delle nostre esperienze. Alcuni, i più fortunati e promettenti membri del comparto swap, erano già stati trasferiti overnight in altre filiali, oppure fiondati nel cavo di connessione che chiamavano Overseas, ed erano tornati ancora sbronzi per l’accelerazione.
Man mano che ci catalogavano in mille maniere diverse cresceva la nostra autoconsiderazione. E più ci truccavano, ammaliavano e desideravano, più pensavamo di essere necessari a quel mondo lì fuori, che da qualche parte ci cercava.
Alla fine ci misero in prima linea, il Front Line. Ci dicevano di stare attenti, di stare pronti. Mettevamo il casco, illuminato dal contratto di assicurazione, pronti a lanciarci nei volumi delle transazioni internazionali.
Messi lì, difronte al caos delle girandole luminose, girava la testa.
Un flusso ininterrotto, alla velocità della luce, esplodeva lungo le connessioni cable telefoniche, inebriate dai mille colori delle maggiori valute nazionali. Prevalevano il verde del dollaro e il rosso dell’euro. A volte, quando il flusso rallentava in attesa della scansione, sentivamo il chiacchericcio multinazionale dei nostri colleghi che discutevano di questa o quella operazione, di come fosse bello il mare delle Filippine dal desktop del manager degli approviggionamenti dell’albergo cinque stelle, oppure delle profondità delle miniere di brillanti dell’Angola. Ma erano frasi smozzicate che potevamo solo intuire. Alcuni di noi, i più scafati, ci avvertivano. Occhio, sono tutte panzane. E ricordatevi: noi siamo nati per distribuire la forza e servire con energia.
Io stavo saldo e pronto a buttarmi nella mischia. Continua a leggere ‘Il sangue della Terra’
Walter e la Bassolinopatia Iervolosa
Pubblicato 29 Settembre, 2008 Articoli Leave a CommentTags: bassolino, castells, ecologia profonda, identità, kempf, pd, Politica, veltroni, walter veltroni
Carissimo Sig. Veltroni,
ho letto con grande interesse, e per due volte, la sua intervista al corriere della sera del 26.9.08.
Le sue parole trasudano disillusione e paura.
Comprendo le sue paure, e comprendo persino la disillusione, anche se era evidente che andarsi a fidare di uno come il cavaliere, o anche di uno soltanto dei suoi uomini, è esercizio di pura e semplice puerizia.
Il nocciolo del problema è che lei, il suo partito e la somma dei suoi uomini non avete più alcuna identità. Per prendere una manciata di voti, vi siete aggrappati al ruolo di “opposizione” che vi ha lasciato il PDL. Ma anche quello era un trucco, una farsa. Loro non hanno identità, la interpretano, la vestono, la cambiano: oggi il fazzoletto verde, domani la cravatta vaticana, un occhio alla moda milanese, una vasata alla siciliana. E su tutto il vecchio fidato patriarcato, il machismo italiano da spiaggia riminese che tanto piace alla base elettorale di pensionati prostatici, vero comun denominatore di un paese vecchio e impolverato. Badi bene, lo stesso patriarcato delle “famiglie” criminali o border line.
Lei esiste solo per rimettere la palla in gioco sul servizio di Berlusconi. Ogni tanto si scoccia, e la manda fuori campo.
Così non va.
Prendiamo per esempio Alitalia.
Che ci voleva a mettere su una cordata seria, imprenditoriale, inter-nazionale, con un piano innovativo, ecologico e di lunga durata? Lei potrebbe dire che era proprio questo lo spirito della vendita ad AirFrance. E invece no, e lo dice la stessa frase, quella era “solo” la vendita ad AirFrance. E che ci voleva anche dopo a raggruppare un paio di banche e una decina di imprenditori per miseri 150 milioni di euro e fare una proposta alternativa? Niente. Una bazzecola. Eppure a lei non è venuto in mente, perchè lei è ancora convinto che l’opposizione si faccia “in Parlamento” o con i “sindacati”. E’ come dire che Obama non sarebbe dovuto andare all’incontro alla Casa Bianca per salvare il mondo dalla crisi finanziaria. Se lei fosse stato al suo posto avrebbe sollecitato una riunione del Fmi o dell’Onu, in attesa che il crollo di wall street sbattesse MacCain fuori dalla competizione. Vecchi trucchi da politica vaticana medievale. Bazzecole. Non lo sa che i più eminenti sociologi mondiali dicono da almeno dieci anni che la globalizzazione ha delegittimato l’istituzione “stato”, le cui prerogative sono oggi, di fatto, dimezzate? E che nessuno, proprio nessuno può farci niente?
Mi scusi ma devo dirglielo, lei sta sbagliando tutto. Continua a leggere ‘Walter e la Bassolinopatia Iervolosa’






