Luce

Si svegliò con un forte ottenembramento della mente, tanto che neanche guardando l’orologio riusciva a capire che ore fossero. Accese persino la macchina per il caffè prima di rendersi conto che erano solo le due e dieci, e che doveva, anzi poteva, tornare a letto.
La solita folla di pensieri su cosa succedeva, cosa sarebbe successo, come sarebbe andata a finire lo travolse, e tentò di allontanarli imponendosi di no, non ora, non adesso, ora non è il tempo. Il tempo sarebbe arrivato domani, inesorabile, come il sole, come la luce, la scintillante luce di settembre, del maestrale e della chiarezza.
Si rimise a letto e ricordò di un’altra luce, di molti anni prima, di un maestrale teso, che avvolgeva il volto.

per luce

Ricordò persino la sensazione del vento che alzava i corti capelli raffreddando la pelle sottile di ragazzo. Ricordò il mare punteggiato di bianco, scuro, scintillante e la voglia e la paura di allora di essere lì, in barca, a sentire quella forza, quella vitalità nelle vele.

Nulla del presente tunnel era simile a tutto ciò. Nulla del presente tunnel poteva avere un interesse vero per lui. Questo tunnel le cui pareti sono disseminate di facce urlanti, è stato troppo lungo, per troppi anni,e lui aveva bisogno di luce, di maestrale,aveva bisogno di non vedere pareti curve intorno a lui, o uomini selvaggiamente assetati di tutte le più raffinate tecniche di controllo per avere un barlume di potere e di denaro, sempre più denaro.
Anzi il vento, come in una comica di Buster Keaton, poteva come d’incanto sollevare milioni di biglietti da 100 euro, e farli roteare in alto, nella luce, sempre più su, e trasformarli così in coriandoli senza più alcun valore, solo poveri brani di cellulosa colorata, che come alla fine di un incubo si disperdono per sempre.

luce 2
Si addormentò respirando lentamente l’aria che portava via i soldi. Non si sà che sogni fece, ma si svegliò qualche ora dopo, stavolta più lucido, più operativo. Operativo per i soldi, il denaro, che il vento non si portava via, perchè tutti li tengono bene in tasca, e quando sono tanti li portano nelle banche, dove diventano virtuali, e da dove poi viaggiano, ormai solo numeri, diventando dolori, potere, insulti, violenze, controllo.
Come succedeva sempre da un pò di tempo una parte di se lo lasciò, divenne semitrasparente, ora assurdamente inutile e silenziosa, mentre il resto andava a prestarsi col denaro, prostituendosi nella moltitudine dei prostituti, anche loro fatti a metà, tranne quelli che sono proprio fatti così, i peggiori, come i peggiori pensieri.

Uscì in strada, più automa che umano, carico di chiavi, telecomandi, cellulare, computer, caschi, occhiali, borse e tracolle, tutto quanto fa un moderno essere umano occidentale. E sentì la terra a blocchi crescere intorno a lui. Ormai tutto è terraformato, a spaccare l’aria, il cielo, il vento. Persino il vento vogliono imbrogliare, in mezzo a palazzi, strade, cortili vorticosi, a vestigia di alberi pelosi.
Sul motorino un’ultima versione del vento, artificiale puzzolente di benzian incombusta, lo avvolgeva da un’unica direzione, anch’essa virtuale, solo davanti.
E questa immondezza terraformata, spaccata e ricostruita, che cambiando sorgeva sempre più alta intorno a lui prese il sopravvento, entrò dentro di lui e ne riformò defintivamente la personalità.
Come tutte le mattine, ADESSO, era veramente un UOMO, un uomo solo, affamato di soldi, deciso a estorcerli, fischiando e grugnendo con passione mista a crudeltà.
Ora era veramente un uomo, armato della conoscenza, deciso a usurpare I luoghi, a rubare le menti, a distogliere la vita altrui affinchè comprino, acquistino, provino, si assoggettino al volere supremo, e porgendo le mani piene di soldi, si inchinino al potere.
E si assoggetterà lui pure ad altri capi, altri sopra, in una lotta furibonda che passa sulla sua testa, perchè anche lui si inchini al verbo monetario e sia mero strumento, perfettamente controllato e attivato da un enorme processo che per pura follia non ha più un artefice ma si autoalimenta da se, a dismisura, e nessuno sa dove cominci e dove finisce.

Here I am.
(Eccomi, ci sono, anch’io, pure io, fatemi spazio, fatemi posto, lasciatemi qualcosa)

luce 3

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