Milioni di sassi

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La metropolitana sbucò nel suo assordante sferragliare sospirando aria calda e stantia.
Centinaia di persone compresse e sudate guardavano sul marciapiede altre centinaia di persone speranzose di un pò di spazio pensando che, fosse per loro, non li avrebbero mica fatti entare. Le porte si aprirono e decine di persone sbucarono tra altre decine di persone, vomitati dalla calca che si ricomponeva istantaneamente.
Così a Roma, a Milano, a Parigi, a Londra, a New York, a Boston, a Città del Messico, a Buenos Aires, a Sydney, a Melbourne, a Pechino, a Shangay, a Tokio e in centinaia di altre città.
Milioni di anime sono levigate, corrose, ridotte e smussate dai dolori, dalle gioie, dalle noie, dallo stress come milioni di ciotoli di lava porosa rosi dal mare in migliaia di anni. Il mare prima li ha rotti, poi divisi, poi strofinati l’uno contro l’altro, molati, smussati, scorticati a vivo, sbattuti l’un contro l’altro dalla violenza della vita e delle sue burrasche, come se in migliaia di anni qualcuno pretenda di assottigliare, essenzializzare questi sassi, come a voler farne un succo, come a voler tirarne fuori un’anima, perchè infine, da tutto questo dolore dovrà pur vedersi, in qualcuna di esse se non in tutte, la luce dell’infinito, la luce dell’universo.

Perchè altrimenti, cosa aspettano tutti questi sassi in riva al mare ?

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