Lo straniero in tv

Arthur Wedekind andava al lavoro prendendo il Tube e leggendo il giornale.
Stava appollaiato con la mano agganciata al passamano alto, l’altra reggeva il giornale vicino agli occhi leggermente sporgenti dalla sua faccia spigolosa, il collo solcato da grossi tubi venosi, alto, magro e ossuto, lasciando penzolare una gamba. La gente che gli stava intorno non lo interessava affatto.
Leggeva alla ricerca di idee, storie, brani di conversazione che gli servissero nel suo lavoro.
Quella era una giornata decisiva, ma lui non era emozionato.
Avrebbe discusso col Chairman della Rete di un nuovo programma. Ne aveva già depositato l’idea, due righe, e l’aveva presentata al capo degli sceneggiatori che preparavano i plot in programmazione nella successiva stagione. Il capo l’aveva letta con sorpresa e aveva spedito Arthur dal Chairman pensando che era un’idea geniale, così banale da essere pericolosissima per la propria carriera. Non avrebbe rischiato niente, mietendo poi soldi e onori se fossero arrivati, magari legandosi allo stesso carretto di Arthur.
Salendo come al solito al sedicesimo piano del palazzo della Bbc, Arthur scosse lo sguardo dal giornale, uscendo. Ma aveva sbagliato, doveva salire al venticinquesimo.
L’accolse la segretaria del chairman che con freddezza lo fece accomodare su una grande poltrona di pelle nera dicendogli che “Lui” stava arrivando. L’autista era stato bloccato dal traffico.
Arthur sottolineò mentalmente l’autista, non “Lui”.
Affondò nel giornale.
Dopo cinque minuti arrivò, lo salutò con un cenno, fece un mugugno alla segretaria ed entrò nella sua stanza. Lei si mosse a preparare il caffè e lo sistemò su un grande vassoio d’argento che conteneva già due piccole brocche con acqua calda e latte, due ciotole di cristallo con marmellata di arance e ribes, una tazza, una banana e una mela, zucchero di canna e croissant. Non faceva rumore, la moquette attutiva gli alti tacchi a spillo sotto un lungo paio di gambe e un sedere piccolo come un mandolino, avvolto in una corta e stretta gonna nera il cui spacchetto laterale si divaricava allo spasimo nei suoi corti passi.
Entrò nell’ufficio col vassoio, uscendone poco dopo.
La segretaria lo guardava, ma Arthur non alzava gli occhi dal giornale. Poi disse: – il Chairman la riceverà fra poco -.
“Giusto il tempo di leggere il giornale e i dati di ascolto della sera” pensò freddamente Arthur.
Venne ricevuto.
Espose brevemente il progetto. Un minuto e mezzo.
“Lui” lo guardò a lungo senza muoversi, senza dire assolutamente nulla.
Dopo tre minuti gli chiese: – voglio fare un test, quando può essere pronto il programma? –
– fra due giorni –
– ha già l’attore? –
– certo – disse Arthur come se fosse ovvio.
– bene, andrà in onda per tre giorni consecutivi dalle 23,30 alle 05,30 –
– perfetto-
– e quanto vuole per il copyright? –
– se lo share sarà del 40% o superiore al terzo giorno voglio cinquecentomila sterline, altrimenti solo 10.000. Che ne pensa?-
– più che giusto, o tutto o niente – disse Lui.
Cinque giorni dopo il 45% dei nottambuli d’Inghilterra erano davanti la tv a vedere “Lo Straniero”.
Era seduto in una stanza grigia, ripreso dalla cintola in su, sui trent’anni, con una camicia bianca dal grande colletto floscio e una giacca a un petto blu scuro. Jeans. Naso affilato, capelli lunghi e ondulati, come quelli di un intellettuale francese.
Lo Straniero guardava ininterrottamente nella telecamera.
Ogni tanto si sistemava sulla sedia ma continuava a guardare nella telecamera.
Nel corso della trasmissione fumava tre sigarette, spegnendole in un posacenere fuoricampo. Non diceva una parola, non faceva smorfie, non aveva nessuna espressione particolare.
Per sei ore.
Qualche giorno dopo sul conto corrente di Arthur arrivò il bonifico, era ricco, ma lui continuò ad andare a lavorare prendendo il Tube, leggendo il giornale.
La settimana successiva il programma fu spostato nel pomeriggio e in due mesi in primetime.
Il Sun scriveva:
“Lo straniero cambia la gente.
Nata come una curiosità, interpretata come la moderna edizione del famoso gioco infantile “vince chi ride ultimo”, il programma “Lo Straniero” sta diventando qualcosa di più. Abbiamo condotto una ricerca tra un centinaio di persone che vedono la trasmissione ogni giorno, facendogli varie domande. I risultati sono imprevisti e per certi versi sconcertanti.
Mr Hide di Wellington, che soffriva d’insonnia, dorme dopo dieci minuti. La signora Amelia di Cardiff piange, praticamente dalla seconda ora in poi. Vede il figlio morto in un incidente stradale. Il Sig. Kevin di Southampton gli urla contro oscenità perchè vede nello Straniero il suo capufficio. La signorina Catherine di Londra se n’è innamorata perdutamente e passa ore ad accarezzarsi i capelli immaginando che lo faccia lui. La sua quasi coetanea Maude gli parla come se fosse il suo ex marito prima della separazione. La maggior parte dei bambini si addormenta e l’indomani mattina dice che Lo Straniero gli ha raccontato bellissime favole per farli dormire. Alcune persone vedono nello Straniero un amico che ascolta e gli fa compagnia. Moltissime sentono musica. Molte coppie fanno l’amore a luci accese per fargli vedere, altri invece la spengono, lasciando accesa la televisione. La pubblicità, che è ridotta a un testo che scorre ogni quindici minuti sotto lo schermo, è diventata letteratura.
Molti teledipendenti hanno scritto alla Bbc chiedendogli di interrompere il programma che gli sta distruggendo la vita. Moltissime affermano invece di essere felici di vederlo.
Arthut Wedekind, inventore del caso, ci ha detto che <<è solo un programma, fra tre mesi nessuno se ne ricorderà più>>. …….“

Due anni dopo Lo Straniero fu eletto Primo Ministro, scegliendo come braccio destro il capo di Arthur.
Il programma era ancora in onda.

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