David Grossman, Raccontare una storia per salvare gli uomini.

salina d’inverno

Capita così di rado di leggere sui giornali parole da scolpire che vale la pena di riportarle, anche perchè il web site del giornale, misteriosamente, non le rende pubbliche.

Quanto segue sono dei brani (scelti da ikonovel) del discorso di David Grossman al Festival di Berlino, pubblicato su Repubblica del 5.9.2007, traduzione di Alessandra Shomroni.

C’è un posto nella coscienza, nel cuore, in cui certe frasi devono passare attraverso le lame affilate del tempo e della memoria, come un raggio di luce, per scomporsi in una miriade di suoni e di colori.

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Negli scritti di Bruno Shulz … E in ogni sua pagina, in ogni suo brano, esplode la vita, ricca di contenuto e di significato. Una vita che all’improvviso merita questo nome. Un’opera enorme che avviene simultaneamente in tutti i substrati del conscio e dell’inconscio, dell’illusione, del sogno, dell’incubo, dei sensi, dei sentimenti, di un linguaggio ricco di sfumature. Ogni riga è una ribellione contro ciò che Shulz definisce <<il muro fortificato che grava sul significato>>; è una protesta contro la desolazione, la banalità, la routine, la stupidità, gli stereotipi, la tirannia del semplicismo, della massa (…) Quando terminai di leggere il libro di Shulz capii che lui mi dava, con la sua scrittura, una chiave perchè io potessi scrivere della Shoa. Non di morte e di sterminio ma della vita, di ciò che i nazisti avevano distrutto meccanicamente, in maniera industrializzata, di massa.

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La realtà in cui viviamo oggi non è forse crudele come quella creata dai nazisti ma certi suoi meccanismi hanno leggi di fondo molto simili che offuscano l’individualità dell’uomo e lo portano a rifiutare obblighi e responsabilità verso il destino degli altri. E’ una realtà sempre più dominata dall’aggressività, dall’estraneità, dall’incitamento all’odio e alla paura; dove il fanatismo e il fondamentalismo sembrano farsi più forti ogni giorno mentre altre forze perdono la speranza del cambiamento.

I valori e gli orizzonti del nostro mondo, l’atmosfera che vi si respira e il linguaggio che lo domina sono dettati in gran parte da ciò che noi chiamiamo mass media, un’espressione coniata negli anni Trenta del secolo scorso, quando i sociologi cominciarono a parlare di <<società di massa>>. Ma siamo davvero consapevoli del significato di questa espressione? Di quale processo i mass media abbiano subìto? Ci rendiamo conto che gran parte di essi non solo convogliano un tipo di comunicazione destinata alle masse ma trasformano i loro utenti in massa? E lo fanno con prepotenza e cinismo, utilizzando un linguaggio povero e volgare, trattando problemi politici e morali complessi con semplicismo e falsa virtù, creando intorno a noi un’atmosfera di prostituzione spirituale ed emotiva che ci irretisce, rendendo kitsch tutto ciò che toccano: le guerre, la morte, l’amore, l’intimità.

A un primo sguardo sembra che questo tipo di comunicazione si incentri sul singolo, sull’individuo, non sulle masse. Ma è una suggestione pericolosa. I mezzi di comunicazione di massa pongono il singolo in primo piano, lo consacrano persino, incanalandolo sempre di più verso se stesso. Anzi, in fin dei conti, esclusivamente verso se stesso: verso i suoi bisogni, i suoi interessi, le sue aspirazioni, le sue passioni. In mille modi, palesi o nascosti, liberano l’individuo da ciò di cui lui è in ogni caso ansioso di liberarsi: la responsabilità verso gli altri per le conseguenze delle sue azioni. E nel momento in cui lo fanno, ottenebrano la sua coscienza politica, sociale e morale, lo trasformano in un materiale docile alle manipolazioni da parte di chi controlla i mezzi di comunicazione e di altri. IN ALTRE PAROLE LO TRASFORMANO IN MASSA (…) (maiusc. di ikonovel).

Io so che quando leggo un buon libro qualcosa dentro di me si chiarisce. La mia percezione di essere una creatura particolare si fa più netta. La voce precisa, distinta, che mi giunge dall’esterno risveglia in me altre voci, alcune delle quali erano mute in precedenza. (…) Un buon libro, e non ce ne sono molti … (a causa delle lusinghe della comunicazione di massa)… fa sì che il lettore si distingua dalla massa (…).

E’ così infatti che cerca di proteggerlo, facendo l’unica cosa che è in suo potere per rendere l’esistenza del figlio più viva e concreta: raccontare la storia della sua vita. E un giorno, sul piccolo quaderno che porta con sé, scrive <<Migliaia di attimi e di ore e di giorni, milioni di azioni, un’infinità di gesti, di tentativi, di errori, di parole e di pensieri. Tutto per creare un unico essere umano>>. E poi aggiunge: <<Un essere umano che è così facile distruggere>>.

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