No grazie, Dott Draghi, basta così.

il rosso frutto del guerriero

Draghi legge una lezione ad un convegno e scoppia il caso del reddito dei giovani, quelli che solo qualche giorno prima erano stati definiti, dal suo diretto collega, dei “bamboccioni”. L’indomani si merita la prima pagina su La repubblica, giornale governativo. Ma sul Corriere.it trovo il testo.
L’occasione di leggerlo era troppo succulenta. In un batter d’occhio scaricata, letta e riletta. Che stupendo testo! Che chiarezza d’intenti! Che sublime sottile trattazione di fenomeni esplosivi della nostra assurda economia, nella calma del tono professorale! Ha detto che i salari dei giovani sono bassi? Si, per inciso. Ma quante altre cose ha detto e, soprattutto quanti drammi economici ha taciuto, ma descritto, cosi che noi possiamo, se vogliamo, comprendere.
Ebbene signori, che ci crediate o no, quelle poche pagine sono una summa del baratro in cui noi, poveri pesci piccoli, ci dibattiamo. Perché da questo piccolo documento risulta che l’Italia è un paese assurdo, come assurdi sono coloro che ci hanno e ci stanno governando.
Se avrete la pazienza di leggere nelle righe sucessive cercherò di spiegare, nel linguaggio dell’uomo della strada e con la logica del buon padre di famiglia, ciò che dice Draghi e ciò che, ancora più importante, sottintende.
La questione in esame è seria: il reddito procapite italiano è stabile negli ultimi 14 anni mentre i consumi sono cresciuti in modo notevole. Riportato all’esperienza quotidiana significa che un italiano qualsiasi che nel 2006 guadagna 100 euro, riesce a spenderne 115. Supponiamo di prendere un italiano che guadagna 1800 euro al mese, che fa 21.600 euro all’anno. Significa un reddito in dieci anni di 216.000 euro. Egli avrebbe speso, in dieci anni, 32.400 euro in più di quanto ha incassato. Diciamo in soldoni che si è comprato una bella macchina.
Ma come ha fatto, se non aveva i soldi?
Ci sono due sistemi: il credito oppure l’utilizzo di ricchezza precedentemente accumulata.
Draghi liquida il credito come una causa non determinante perché, seppure l’indebitamente medio delle famiglie è cresciuto in modo notevole, tale crescita non è tale da giustificare il maggior consumo. E’ vero che queste parole in bocca a chi gestisce il credito bancario sono sospette, ma
siccome non ho voglia di dimostrare il contrario proprio al Dott. Draghi, supponiamo di credergli.
Quindi l’italiano medio ha utilizzato la propria ricchezza per consumare oltre il proprio reddito.
Ricchezza vuol dire soldi in banca, o investiti, cioè i propri risparmi, ovvero beni immobili di proprietà liquidati.
L’esperienza dell’uomo della strada dice che si, qualcuno utilizza i risparmi per campare, ma solo per breve tempo. Poi i soldi finiscono. E invece la forbice consumo-reddito dura da 14 anni. Pochi vendono la casa. Altrimenti il valore delle case precipiterebbe, invece successo il contrario.
Eppure la faccenda è seria: come può una famiglia (e una nazione) spendere per dieci anni più di quanto guadagna? Draghi propone un’unica soluzione: l’italiano spende una parte dell’incremento del valore della ricchezza, finanziaria (azioni e obbligazioni) e immobiliare, anche se quest’ultima parte è incerta. Insomma lui dice che è il boom di borsa che finanzia il consumo. Ma si può credere che l’italiano medio giochi in borsa come succede a Londra o negli Usa? Magari saranno pochi quelli che lo fanno, i soliti pochi che hanno molti soldi da investire. Ed è allora nella composizione del reddito che occorre andare a vedere.
Io credo che il Dott. Draghi abbia evitato (accuratamente) di scomporre il pollo. Il Pollo italiano.
Come si sa la statistica è una matematica fasulla: mezzo pollo bruciato e mezzo pollo crudo fanno un pollo cotto a puntino. Immangiabile.


Il rigore scientifico m’imporrebbe,a questo punto, d’indagare statisticamente la composizione reddituale delle famiglie italiane. Non ci provo nemmeno: i dati sono fasulli, come quelli dell’inflazione. Un ginepraio incomprensibile di dati farragginosi e non confrontabili, inutili e tendenziosi, come tutta la statistiche pubbliche. Quelle vere forse non le conoscono neppure Loro.
Ma siccome mi voglio divertire, ho fatto un giochino matematico: supponiamo di avere tre fasce di reddito e tre volumi di consumo.

classi     %le su pop         Reddito         consumo

poveri         30                     100                 150
medi            60                    200                 150
ricchi           10                     500                 650

totali         100                     800                 950

pro capite     8

9,5 delta 0,1875

Ho imposto che il 30% della popolazione sia povera, ha un reddito di 100 euro e ne consuma 150. La classe mediana compone il 60% della popolazione, ha 200 di reddito e ne consuma solo 150. I ricchi sono il 10% della popolazione, guadagnano 500 e ne spendeno 650. Questa tabella genera un differenziale tra reddito e consumi del 18%, come nella tabella di Draghi. Solo che nell’ipotesi data, c’è un 90% della popolazione che si arrangia e un 10% che sciala. E’ solo un’esercitazione, un’ipotesi inventata, ma supponiamo che sia verosimilmente in linea con la nostra esperienza quotidiana. Cosa se ne deduce? Che una gran parte della popolazione trasferisce i propri risparmi ai bamboccioni semplicemente perché quelli non ce la farebbero mai a campare. Mi dice che quella parte della popolazione che spende più di quanto guadagna prende i soldi dall’estero (condono fiscale dei depositi e della attività estere), dall’incremento del proprio patrimonio, fatto di imprese, azioni, immobili (vi ricorda qualcosa?) e chissà, forse anche dall’evasione. In ogni caso è virtualmente impossibile che la classe media riesca, nel lungo periodo, a consumare più di quanto guadagna. Quindi il di più è da altre parti. Ciò indica anche che la quota di reddito e di ricchezza a disposizione dei più fortunati è molto grossa rispetto al restante 90% della popolazione. Uno squilibrio enorme.
Ma torniamo a Draghi. Ciò che lui vorrebbe scoprire è quale potrà essere la dinamica di lungo periodo dei consumi (che sono la cosa che secondo lui traina l’economia).
Un qualsiasi buon padre di famiglia si comporterebbe in tre modi: diminuire i consumi, aumentare il reddito oppure in parte il primo e in parte il secondo. Siccome per lui ridurre i consumi è una bestemmia (diminuirebbe il PIL e i profitti) allora devono aumentare i secondi.
Ma per proseguire nella sua logica si costringe ad un salto triplo con avvitamento: abbandona il campo macro degli aggregati e piomba nella microeconomia. Dice che il tutto è prevedibile vedendo i dati demografici.
Mi scusi Dott. Draghi, ma è illogico. Lei prima ci fa un’analisi basandosi sulle medie nazionali e poi fa le previsioni basate sulle scelte di una classe di età della popolazione? Difatti lei stesso, a pagina 10, si contraddice: “Le condizioni demografiche possono avere apprezzabili effetti macroeconomici, che non sono colti dalla dinamica dei redditi e della ricchezza aggregata.” Appunto, quello che volevamo dire.
Ma andiamo avanti.
La lezione continua dicendoci che:
la dinamica del reddito e del consumo in futuro sarà compleamente diversa che nel passato, perché i più giovani che oggi e domani entrano nel mondo del lavoro avranno redditi bassi senza alcuna aspettativa di aumento.
Quindi saranno costretti a consumare meno, a meno che il loro reddito non aumenti. Ciò è corretto. Ma è un sogno. Draghi sta nel paese delle meraviglie.
In pratica immagina un mondo che va alla rovescia, in cui i ricchi decidono di dare ai poveri perché possano consumare di più. E in nome di che cosa? Della Crescita del PIL? Ma andiamo, è una barzelletta. Che cazzo gliene frega a loro del PIL? Che è bloccato da anni e non gliene frega niente a nessuno?
Ed ecco che Draghi invoca la solita panacea, la produttività, la “variabile chiave” per l’incremento del reddito. Quand’ero giovane c’era un’altra Dea, si chiamava Scala Mobile, e fu la catastrofe dell’inflazione. Da anni ormai c’è la Dea Produttività, che è stata aumentata riducendo i salari, ma non c’è stato nessun beneficio sul PIL, che è sempre più inchiodato, ma solo aumenti dei profitti di imprese e imprenditori. Draghi sogna: vorrebbe che il PIL (il fantasma) aumentasse per via della migliorata produttività e che la maggiore ricchezza così determinata sia DISTRIBUITA ai redditi più bassi! Ma quando mai è successa una cosa simile nella storia? Il maggior valore viene sempre, dico sempre, incamerato dall’imprenditore! La verità è che in questo mondo occidentale il PIL non può aumentare, mentre la produttività si, per via del minor costo del lavoro. In tal modo i ricchi diventano sempre più ricchi, e saranno loro, come adesso, a mantenere alti i livelli di consumo.
Draghi continua proponendo le solite cose, le uniche che può suggerire ad una casta politica eletta dai ricchi e dai pensionati: scuola, elasticità del lavoro e pensioni. Cos’altro può dire? Solo pannicelli caldi, acqua per allungare il brodo, sciocchezze per mantenere lo status quo.
La vera ricetta?
Per cominciare, basterebbe guardare i grafici in Fig. 3 della sua lezione: perché, contrariamente a tutte le leggi della natura umana, e a quanto avviene in europa, un 65enne deve guadagnare di più di un 35enne? Oggi il 65enne ha dei figli 35enni e pure i nipotini, e gli passa i dindini. Nel resto del mondo, come sempre nella storia dell’uomo, sono i 35enni a mantenere i nonni. Ma attenzione, le leggi di natura non si eludono. Il fatto è che ai 35enni viene rubato il valore prodotto e trasferito dallo Stato nelle pensioni dei loro padri, che riversano il denaro ai figli, perché possano sopravvivere. Un circolo vizioso, un’assurdità solo italiana, prodotta da quegli incoscienti inetti mafiosi dei nostri politici di tutte le epoche, che ha prodotto, con la concussione della classe politica, l’immane arricchimento di pochi. Una redistribuzione al contrario, spacciata per populismo. Un voto in cambio della pensione, con cui puoi mantenere il bamboccione. Una follia, che nei prossimi dieci anni produrrà un’intera generazione di gente che non crede a nulla, priva di qualunque obiettivo e moralità, l’eutanasia di un popolo, una fonte di suicidi.
Vogliamo risolvere il tutto? Che ne direste se diminuissimo le pensioni, aumentassimo gli stipendi e si passasse ad un regime regolamentato dei prezzi? Sento già le urla, Folle! Folle! Anarchico! Comunista! Leninista! Brigatista! Fascista! Antipolitico! Ciarlatano! Che ridere…
Il Dott. Draghi, per conservare la propria poltrona, insieme ai vari componenti della casta, deve sperare che l’età media e l’aspettativa di vita di tutti i pensionati d’italia sia sempre più lunga, perché il giorno in cui i genitori non ci saranno più, i 35enni di oggi saranno un po’ incazzati.
E si, perché si troveranno con degli stipendi da fame, senza più il ritrasferimento delle pensioni dei nonni, e le imprese talmente straricche da vergognarsi. Non crede, Dott. Draghi? Vi conviene investire in ospedali, convincere il Santo Uffizio a proclamare la guerra santa contro la dolce morte, con annessa successione nel diritto di voto, ed investire sulla Vita Eterna con mezzi sanitari, vi servono pensionati viventi che votano, mica poveri 35enni con prole!
Per finire, il Dott. Draghi conclude con una massima, che son sicuro sarà ripetuta fino alla nausea. La riporto, perché è un tale condensato di colpevole ipocrisia e di follia politica, che merita di essere ascritta negli annali della colpa economica: “…i giovani. La politica economica avrà successo se li aiuterà a scoprire nella flessibilità la creatività, nell’incertezza l’imprenditorialità.”
In una nazione dove avere una partita iva costa subito dai 3000 e 10.000 euro, dove qualunque cosa s’inventi nessuno crede mai a nulla, dove solo chi è ricco diventa sempre più ricco, dove l’impiegato pubblico o privato lascia il posto al figlio, dove persino per aprire un blog fra poco ci vuole la marca da bollo, questa bella frase da grand’uomo significa solo una cosa … Sbrigatevela da soli, i soldi sono e resteranno miei.
Bravo Dott. Draghi, proprio una bella politica economica.

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