Fine della Storia? Storia infinita, piuttosto.

trust the future

(Picture: valp’nietylko)

Ho letto “Breve storia del futuro” di Jacques Attali, politico e intellettuale francese.
Se da un lato le mie ricerche mi portano a cercare, spesso a scovare, testi sul futuro, dall’altra parte non posso fare a meno di stupirmi della quantità di illustri signori che, da una prospettiva ad un’altra, teorizzano e immaginano proiezioni future della nostra storia, passata e recente. E ciò da non più di cinque-dieci anni (a parte Theilard de Cardin, vero genio dell’intuizione e del pensiero laterale applicato alla geopolitica).
Alla fine tutte le idee convergono, provenendo dai luoghi e dalle basi più disparate.
Attali espone l’ascesa del potere del mercato e la sua vittoria sulla nazione, sulla politica e sulla religione, entro il 2025. E’ già in atto. Il potere politico è già vinto dal mercato e dal capitale, rimangono sacche di resistenza religiosa e democratica che scompariranno a brevissimo, attraverso la proposizione tecnologica di strumenti di controllo e di allungamento della vita biologica. La solitudine egocentrica è già il cancro dell’impero occidentale in sfaldamento.
Poi il mercato imporrà la sua operatività imperiale e subito, per annichilimento, l’esplosione della violenza del tutti contro tutti, quale estremizzazione del sempre presente senso capitalistico dell’ “Io contro il resto del mondo”. La politica è da vent’anni ormai totalmente schiava delle grandi imprese e delle necessità degli operatori finanziari. Attali immagina la produzione di un numero enorme di diversi prodotti e servizi di altissima tecnologia atti alla soddisfazione individuale di bisogni finali: vita eterna, assicurazione, giustizia, amore, difesa. Le multinazionali stanno già lavorando alle campagne di lancio di questi prodotti, sempre più sofisticati e tecnologicamente avanzati. E veramente ci saranno centinaia di milioni di persone che crederanno di poter comprare questi nomadici ammennicoli che donano il paradiso in terra (già lo credono). Ma per quanti ne acquisteranno, ve ne saranno altri che irrideranno queste sciocchezze e ne saranno irrisi.
Sta già succedendo, come lui stesso afferma più e più volte.

E infine lui crede nella fase finale del restaurarsi della democrazia, anzi iperdemocrazia, come rimedio globale alla violenza, la scelta verso la limitazione del mercato capitalistico attraverso la limitazione del potere della moneta con lo sviluppo dell’economia della gratuità, del volontariato, della comunione d’interessi, passando per una fase di sviluppo di un’intelligenza collettiva, di dimensioni planetarie (vedi Tipler, Theilard & Co). Anche questo è già in atto. La disponibilità di sapere e di fare gratuito è in espansione, e non solo attraverso il web. Una nuova forma di democrazia planetaria, politica ed economica insieme.
J.A. chiude il libro con una speranza di fede, anzi con la sua attestazione di fede.
Si completa così il percorso mentale: la sua fede in un futuro migliore illumina la spazzatura presente e prossima.
E ci si chiede il PERCHE’.
Perchè J.A. ha scritto questo libro mentre il presidente del suo paese è una specie di Cambronne al doppio ormone?
Perchè Fabio Fazio lo intervista durante una campagna elettorale chiedendogli ben due volte come si pone il Potere a confronto con le sue idee e lui (J.A.) non risponde,
perchè leggo tutto ciò nei giorni in cui la CEI afferma, nel sessantesimo della sua Costituzione, che l’Italia non è una democrazia, ma un’oligarchia (ovviamente asservita al capitale e alla finanza),
perchè tutto ciò accade mentre il Sig. Fuksas, eminente ex-post-comunista lascia il partito dicendo che il nuovo demone è il consumismo?
E’ tutto un Caso, si dirà.
Anzi, è un caso?
Certo se il Sig. Attali, che frequenta da decenni le stanze dei bottoni (e dei bottini) d’Europa tenendo conferenze sugli stessi argomenti un giorno si e uno no, continua a farlo è perchè nessuno gli dà del matto e lo caccia via a pedate. Qualcuno, molti, devono per forza ritenere che le sue parole un senso devono averlo. E se continuano ad ascoltarlo, insieme a tutti i suoi colleghi sociologi della decrescita, vuol dire che sulle scrivanie di quelli che contano si moltiplicano i dossier sul pericolo. Se lui fa anche il mestiere di consigliere della strategia per le multinazionali, da un lato deve consigliare investimenti in ricerca tecnologica sugli stessi oggetti e servizi di controllo biologico che afferma essere in arrivo, dall’altra afferma la sua fede sul fatto che gli stessi poi condurranno alla iperdemocrazia. Ma allora perchè pubblicarlo in un libro? In teoria suoi datori di lavoro non dovrebbero esserne molto contenti. E invece si da il caso che sia esattamente il contrario. Perchè in effetti, come dice lui stesso, l’unica cosa che potrebbe portare l’umanità lontano dal pericolo della scomparsa è la nascita di un’INTELLIGENZA COLLETTIVA (e da questa all’iperdemocrazia) , della stessa cosa cioè che si augurava il nostro vecchio Theilard. Ma l’intelligenza collettiva ha bisogno, appunto, di una collettività.
Insomma, il fatto che J.A. abbia pubblicato questo libro, dimostra che Quella Gente, i Grandi, i Potenti, gli Amministratori Delegati, ha ormai chiaro di essere seduti su una macchina che sta andando a sbattere, in cui solo 7 miliardi di persone possono schiacciare il freno. Non uno, non due, non l’Onu, non la Ue, non gli USA, ma solo, tutti insieme, 7 miliardi di uomini. Ecco da dove nasce la NECESSITA’ di un’intelligenza collettiva. Ed ecco perchè J.A. (e tutti gli altri esimi rappresentanti della Cultura) scrivono questi libri. La macchina, la loro lussuosa Audi, è impazzita, e solo miliardi di persone la possono fermare.
Verifica e controllo di questo perchè: il nostro J.A. (e molti degli altri) non parla dell’unica cosa che i futuri 7 o 9 miliardi di uomini dovranno fare per frenare: il NON consumo.
E’ talmente ovvio da essere puerile, eppure lui ne parla solo con vago riferimento a dei soggetti che in futuro contesteranno gl’ipernomadi superconsumisti, oppure dei sedentari che si accontenteranno di essere negletti e offesi dalla cultura del consumo. Ma non dice apertamente che costoro NON CONSUMANDO apriranno le porte alla democrazia. Lo lascia solo intendere. Perchè? Perchè è ovvio che i tempi del non consumo non sono maturi, anzi se accadesse oggi sarebbe (secondo lui) un’apocalisse, perchè il Capitale (secondo lui) è oggi troppo potente, (come dice lui) non si attacca un potere in fase di ascesa, ma solo a declino avviato. E quel momento non è ancora arrivato, ma è molto, molto vicino.
E finalmente comprendiamo appieno tutti i PERCHE’ chiesti prima: i tempi sono maturi per la nascita di nuovi ideali, di nuove politiche, di nuovi programmi. Si stanno accumulando le necessità, si dovranno accumulare catastrofi, immense immolazioni di esseri umani, deve crescere il senso di urgenza, di NECESSITA’, affinchè vi si possa accedere. Sarà un uomo, sarà un gruppo, sarà un’elaborazione dell’occidente o dell’oriente. Non si sa. E non si sa neppure che forma avrà. Ma arriverà, prestissimo. E sarà la forma di nuovo ideale cult che permetterà d’inglobare Mercato e Democrazia, giustizia e amore non attraverso i prodotti ma attraverso gli uomini (insomma come se fosse un nuovo o un riletto Vangelo).
Insomma J.A. e gli altri sono una specie di San Giovanni, preparano il terreno, voci che esclamano nel deserto “Convertitevi! (al non consumo), i tempi sono vicini” e lo dicono non solo ai potenti (che forse ascoltano queste parole da qualche anno) ma soprattutto a chi, tra noi, “ha orecchie per intendere”.
Merci, messieur Attali.

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One Response to Fine della Storia? Storia infinita, piuttosto.

  1. webpage says:

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