Kurt Vonnegut – Ghiaccio Nove

kurt vonnegut
Un’amica mi dice che sta leggendo un romanzo di un certo Vonnegut. Io, che sono ignorante e lo so, mi chiedo chi fosse costui. Ricerca rapida. Morto nel 2007 a New York, stimato in Usa, sconosciuto in Italia. Allora, mi dico, sarà un grande.
Dicono che scrive di fantascienza. Ancora meglio. Ripreso di recente da Feltrinelli. Che fortuna. Vado in libreria e scelgo, tra non più di tre titoli, “Ghiaccio-Nove”.
E’ la storia davvero grandiosa di uno scrittore che, nelle ricerche per un suo prossimo romanzo, s’imbatte in uno scienziato-bambino che, oltre ad essere il padre inconsapevole della bomba atomica, scopre una tecnica di cristallizzazione dell’acqua a temperatura ambiente. Il Ghiaccio-nove, un’arma micidiale. Muore affidandola ai suoi figli, che da cerebro-normali la usano per diventare qualcosa, o qualcuno.
Lo scrittore finisce in un’isola poverissima, dove a un re capriccioso ed egocentrico si contrappone un santone che inventa una nuova religione potentissima, il “Bokononismo”.
Nel romanzo s’intrecciano la fine imminente per l’uso idiota della scoperta “fine del mondo”  e l’immane  taumaturgia della religione perfetta, l’unica in grado di irretire totalmente le menti, quella che dichiarando le proprie ragioni come false, induce alla fede totale.
E non si può non ridere.
Il Bokononismo è irresistibile, come la pulsione a usare l’arma definitiva per l’estinzione dell’umanità.
Nella storia si confrontano il bene assoluto, da un lato:
Noi bokononisti crediamo che l’umanità sia organizzata in squadre, che fanno la Volontà di Dio senza mai scoprire cosa stiano facendo. Una squadra siffatta Bokonon la chiama una Karass, e lo strumento, il Kan-Kan ( :-))) n.d.r.), che mi portò nella mia karass particolare fu il libro che non ho mai portato a termine, il libro che doveva intitolarsi il giorno in cui il mondo finì;
il male definitivo dall’altro:
Se fossi più giovane, scrivere una storia della stupidità umana, e scalerei la vetta del Monte McCabe e mi sdraierei sulla schiena con la mia storia per cuscino; e raccoglierei da terra un po’ di quel veleno biancoazzurro che trasforma gli uomini in statue; e trasformerei in una statua anche me stesso, sdraiato sul dorso, con un ghigno orrendo, e il pollice sul naso a fare marameo a Tu Sai Chi.

Grazie Kurt, sei un grande.

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