Tra noi, le idee.

Sempre a proposito del “Il pianeta del Futuro” di Pearce, e come accennavo in precedente articolo, il germe del cambiamento nell’evoluzione attuale della spinta demografica è contenuto nella novella decisione delle donne di prendere a proprio carico, e sempre più autonomamente, la decisione sulla procreazione. Questo nuovo atteggiamento culturale sembra estendersi molto al di là del decadente impero occidentale, ed esplodere in asia e in africa. L’effetto demografico nei prossimi anni può essere notevole. Pearce cita Caldwell dicendo che il “modello patriarcale dell’area mediterranea è di gran lunga il più comune sulla terra”, ma è chiaro che una tale rivoluzione impatta sull’identità culturale basica della famiglia, che Morin considera un frattale del leviatano sociale. Che modello culturale di riferimento sceglieranno i nostri figli? Se Pearce desidera che così come le donne sono diventate più uomini, così gli uomini dovranno diventare più donne (ma ai meri fini di un equilibrio demografico), per Morin questa semplice frase nasconde un terremoto identitario il cui esito è misterioso, potendo condurre molto lontano, in senso negativo o positivo.

In stati nazionali come l’Italia, lo Stato ha deciso di non intervenire,  in ciò obbligato dalla chiesa cattolica. I modelli francese e scandinavo sono ben diversi. Le conseguenze sociali sono immediate, come ben abbiamo compreso in Italia: a fronte di un obbligo della famiglia unita, questa stessa esplode prima ancora che ci siano figli oppure semplicemente non si forma, si direbbe con un implicito rifiuto di un modello sociale ormai non più realizzabile. E se l’Italia è un paese ricco, cosa succederà in Africa o in Asia? E più in particolare nella cultura islamica, dove magari le donne sotto le ampie e totali vesti già nascondono ogni sorta di sistema per la contraccezione, sempre più “contro” i mariti e compagni che nulla ancora sono in grado di immaginare al di fuori della reiterazione di un modello culturale ormai sfibrato, inutile se non minaccioso?

Potremmo star qui a fare previsioni, ma è del tutto inutile. Ciò che importa è l’oggi, e capirne il senso. E per fortuna da queste ricerche, riflettendo, si arriva ad una più profonda comprensione dell’oggi. la novità vera è che, molto più banalmente, l’evoluzione demografica è  generata dal e moltiplica il cambiamento culturale. Un processo che si autoalimenta senza al momento nessun segno di auto-organizzazione.

Riflettendo, è proprio questa la novità. Fino alla fine del ventesimo secolo, e per milioni di anni, la demografia era strettamente legata a fattori esogeni: la salute delle popolazioni e la disponibilità di cibo. A partire dagli anni 60, la cultura ha cominciato ad incidere sugli istinti, anche quelli basici, più profondamente impressi nell’encefalo. Le idee autogenerate e diffuse dai mezzi di comunicazione, dominano anche sul numero degli esseri umani sul pianeta. Seguendo Morin, sono questi esseri immortali, apparentemente onnipotenti, generati  e alimentati dall’uomo che già dominano il mondo a proprio piacimento se l’uomo non saprà imparare a dominare le sue stesse creazioni.

Il problema non è la demografia, non è l’economia, nè la moda, nè la finanza. Il problema vero è se l’uomo, dopo aver creato le idee e la loro comunicazione planetaria, sarà capace di non soccombere (fisicamente o moralmente) alla sete di vita delle idee stesse, succhiandola via dai cervelli, nidificando e moltiplicandosi, come virus sfuggiti da laboratori di sperimentazione genetica, capaci di ridurre uomini e donne schiavi dei modelli sociali e comportamentali più elevati o più terribili, com’è accaduto già troppe volte.

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One Response to Tra noi, le idee.

  1. aaaideecercasi says:

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