W la movida!

La movida è la protagonista dell’estate. Si può far tardi la sera, quando fa più fresco ed è più facile non pensare al domani, quando il sole illuminerà di nuovo il deserto.
Dopo una gironata passata a caccia di clienti e di lavoro, di un’occupazione più o meno intermittente, a combattere con familiari più o meno incazzati, finalmente la luce del giorno passa e spunta la notte.  Arriva il momento della giornata tanto atteso da milioni di persone nella nostra civiltà occidentale, le lunghe ore nella quali ognuno pensa di poter divertirsi, distrarsi.
D’altra parte si sa che il mondo animale si divide tra esseri diurni e notturni. Nessun’ape si sognerebbe di andare in giro di notte, mentre i pipistrelli approfittano della brezza di terra per pascersi di insetti intrappolati nelle correnti d’aria ascendenti.
Animali specializzati, indubbiamente.
L’Homo sapiens sapiens, questa distruttiva scimmia nuda, ha un prodigioso adattamento.
E la tecnologia lo supporta: notte?, macchè, basta accendere la luce, e si vive due volte.
Col progresso tecnologico e la crescita economica gli uomini della civiltà occidentale possono permettersi di sconfiggere milioni di anni di evoluzione e decidere di vivere due volte, o scegliere di vivere di notte, in permanenza e senza motivi professionali.
Vivere di notte è molto più romantico. Leggi il resto dell’articolo

Tra noi, le idee.

Sempre a proposito del “Il pianeta del Futuro” di Pearce, e come accennavo in precedente articolo, il germe del cambiamento nell’evoluzione attuale della spinta demografica è contenuto nella novella decisione delle donne di prendere a proprio carico, e sempre più autonomamente, la decisione sulla procreazione. Questo nuovo atteggiamento culturale sembra estendersi molto al di là del decadente impero occidentale, ed esplodere in asia e in africa. L’effetto demografico nei prossimi anni può essere notevole. Pearce cita Caldwell dicendo che il “modello patriarcale dell’area mediterranea è di gran lunga il più comune sulla terra”, ma è chiaro che una tale rivoluzione impatta sull’identità culturale basica della famiglia, che Morin considera un frattale del leviatano sociale. Che modello culturale di riferimento sceglieranno i nostri figli? Se Pearce desidera che così come le donne sono diventate più uomini, così gli uomini dovranno diventare più donne (ma ai meri fini di un equilibrio demografico), per Morin questa semplice frase nasconde un terremoto identitario il cui esito è misterioso, potendo condurre molto lontano, in senso negativo o positivo. Leggi il resto dell’articolo

Cara Marcegaglia, risolvere nuovi problemi con vecchie idee porta solo disastri.

Il presidente berlusconi ha detto all’assemblea di confindustria che <<il vostro programma potrebbe essere … anzi sarà quello del nostro governo>> e siccome suona un po’ strano che a distanza di pochi giorni dalle elezioni un governo adotti un programma diverso da quello presentato agli elettori, mi affretto a leggerlo.
In generale si tratta di un documento di parte, com’è giusto che sia.
Rispetto alla trita e ritrita declamante cultura globalizzante non vi sono novità, anzi. C’è addirittura un’accelerazione. Questa è chiaramente dovuta al fatto che nel parlamento è scomparsa la parte che, legata ad antiche avversioni marxiste al capitale, contribuisce a “liberare la mano” alle vecchie concezioni capitalistiche italiane.
Marcegaglia infatti dice all’inizio del suo discorso: “Ma in Italia si è creata una situazione favorevole al cambiamento ..”
Dopo questo assunto, e per prima cosa, Marcegaglia spazza via qualunque ipotesi di protezionismo antiglobale. Dice ai suoi consociati che molte aziende italiane hanno investito in oriente e quindi ogni ipotesi di protezionismo andrebbe a colpire coloro che, prima di altri italiani e quindi con ottimo intuito capitalista, hanno delocalizzato. Sembra quindi che anche all’interno di confindustria ci sia una guerra, ma stavolta fra ricchi, quelli vecchi e quelli nuovi. Una parte degli industriali è sull’orlo del collasso a causa delle importazioni cinesi, altri invece hanno già delocalizzato e stanno facendo soldi a palate. Vinceranno questi ultimi, anche se Marcegaglia chiede l’intervento statale o europeo (una concessione buona solo per allocchi). A beneficio di questa frangia di poveri tra i ricchi scaglia la freccia contro il protocollo di Kyoto, addirittura, 11 anni dopo la sua approvazione. Dice di essere europea, vorrebbe che l’italia assomigliasse alla germania e poi dice che confindustria denuncia l’applicazione del protocollo di Kyoto. E’ come dire che io sono sposato, ho giurato fedeltà, ma siccome sono maschio sono cacciatore. Siamo ancora a questo punto? Sembra di si.
Per risolvere il conseguente caos logico, Marcegaglia chiama in causa prima il governo italiano, poi l’unione europea, che deve trovare strumenti di governance della globalizzazione. Mitico!, direbbe omer. Ma come, è il grande problema del mondo, lei stessa è rapprrsentante in italia del grande clan della globalizzazione, e invoca delle istituzioni impotenti a stabilire la governance della globalizzazione! Abbiamo travalicato ogni decenza oratoria.
Proposte:

  • grandi cantieri subito e della gente non ce ne frega niente;
  • approfittare della morte del marxismo per “alleggerire il contratto nazionale per dare più spazio e risorse all’ .. aumento della produttività e ai risultati aziendali… Non è il posto di lavoro che dev’essere garantito, ma un reddito e una formazione adeguati …” naturalmente a spese dello stato.
  • la politica … non deve interferire nelle attività delle aziende.
  • la pressione fiscale va abbassata
  • federalismo, anche fiscale. “Deve essere l’occasione per rivedere la distribuzione di competenze a cui vanno commisurate le fonti di entrata”; ovvero chi produce ricchezza (il nord) paga le tasse e si tiene i fondi creati.
  • abolizione del neostatalismo. Fuori lo stato, anche decentrato, dal mercato. Ogni impresa pubblica è una concorrenza sleale.
  • privatizzazioni di aziende e immobili pubblici.

Moltissimi di questi punti sono giusti, corretti e postmoderni. Leggendoli tutti insieme si ha l’impressione che l’idea finale sia molto più spinta: svuotiamo lo stato (economico) e lasciamogli la gente da accudire, senza soldi. E’ in definitiva ciò che sta facendo il grande Clan della Globalizzazione in tutto il mondo. Marcegaglia sta facendo il suo lavoro, dopo tutto.

E finalmente Marcegaglia arriva alle dichiarazioni d’impegno.
Quattro sono gl’impegni strategici di confindustria:

  1. sicurezza sul lavoro
  2. ricerca e innovazione
  3. rispetto delle regole e lotta alla criminalità
  4. approfittare del nuovo mercato del risparmio energetico (!)

Sul primo e secondo punto, tanto di cappello. In linea con la migliore tradizione dell’industria italiana.
Il terzo è fonte di grande angoscia: è una scusa non richiesta che rivela un’accusa manifesta.
Il quarto è addirittura un’impegno da piccolo negoziante bolognese, la classica figura del salvatore della patria con i soldi della cassa sotto il cuscino. Ma prima non aveva denunciato Kyoto? Che caduta di stile!
La penultima pagina da il quadro della situazione italiana: “Viviamo in un tempo in cui il rischio più grande è quello di pensare a noi stessi, ai nostri più diretti interessi, ciascuno alla propria generazione, alla stretta quotidianità.”
Ma guarda! E’ proprio quello che ha fatto nelle 34 pagine precedenti!

Una nota. Ieri la Reuters ha dato notizia del fatto che l’indicatore della fiducia nel futuro degli italiani abbia registrato un inaspettato aumento. Gli analisti l’hanno collegato alla soddisfazione per il risultatod elle recenti elezioni, ma si aspettano un veloce riallineamento.
Insomma, carissimi confindustriali e berlusconiani non avete molto tempo. O date subito segnali alla gente che vi ha votato, oppure per voi non c’è futuro.
Io penso che ciò che faranno sarà il nulla, semplicemente perchè nulla possono contro la globalizzazione e contro l’assurdo stato del degrado pubblico e privato.
Brutti tempi per governare con vecchie idee.

Fra qualche giorno sentiremo cos’avrà da dire il nostro caro Draghi a proposito della governance della globalizzazione.


Arriva … BLAK !

Si legge blAAk e non è il rumore della culata sul pavimento bagnato ma il nuovo Experience Drink di Coca Cola. Per ora lo bevono solo negli States e i nostri cugini d’oltralpe, ma dicono arriverà fra poco anche in Italia. Una cocacola rinforzata di caffeina, il cui copy recita capace di donare un Esprit Vif, ossia uno spirito vivo o una mente chiara, come preferite. Per il lancio oltre ad uno psichedelico spot rendering in 3d, c’è anche il sito interattivo che  visualizza gli effetti della bevanda sul corpo umano e c’invita a giochi mnemonici, per indurci a comprendere quanto avremmo bisogno di Blak per schiarirci la mente. Il sito è disponibile sia in versione francese che americana, ed è curioso osservare la differenza della voce femminile nelle due versioni: quella americana vagamente androgina, quella francese sussurrata di nascosto, stile je t’aime moi non plus.
Se pensate che la vostra pausa caffè sia insostituibile, forse fra non molto dovrete ricredervi.