Quel Mostro del PIL


You’ll never find it
Inserito originariamente da andrea francesco

Vi segnalo l’ultimo post di Beppe Grillo sul PIL, quel mostro di formula statistica che, come ci ricordano aver detto JFK, non misura la nostra felicità.

Ne ho scritto diffusamente nei post precedenti, e ne riassumo qui la tesi finale: il PIL, e la sua crescita, è una figura culturale (meme) sostenuta e imposta al solo scopo di trarre in inganno l’umanità e ridurla schiava del mercato dei beni e servizi, arricchendo i detentori (sempre più anonimi e falsamente democratici) della finanza (capitale,denaro). La potenza del concetto è tale, l’unanime determinazione del suo incremento è tanto diffusa, che si potrebbe addirittura definire come un soggetto vivente che ci rende schiavi avviliti e automatizzati votati alla produttività improduttiva.

Lo so, detta così sembra la dichiarazione finale di un folle. La potete stemperare quanto volete, alla fine si arriva a quello. Nei post precedenti trovate ampi riferimenti ad autori e libri che, con varie differenti dimensioni, determinano quella incolta definizione.

Combattete il meme del PIL, con un consumo consapevole (che risponde alla domanda: mi serve davvero?), con la semplice applicazione della libertà di NON comprare.

E già, proprio lui, il Libero Arbitrio.

p.s.: (ormai noi “pazzi” siamo in tanti: www.decrescitafelice.it; www.decrescita.it)

Depressione. La sindrome di Mandrake e della Sfinge.


Lost Baby Angel Inserito originariamente da Pink Sherbet Photography

Come credo abbiano capito tutti in questi ultimi sei mesi, parrebbe che il mondo debba affrontare un periodo in cui la parola Depressione campeggerà, ossessiva e martellante, nella maggior parte di ciò che vedremo, sentiremo e leggeremo.

La parola “depressione”, dal latino “deprimere”, ha significati specifici in sette spazi cognitivi, almeno a detta del vocabolario. In ognuno di questi ha un senso negativo, avvilito. Si comincia dalla depressione geografica, col senso di soffocamento che certo si deve provare sulla riva di immani e accalorati laghi salati ai confini del mondo, per finire con quello psichiatrico, transitando per quello, stranoto, economico. Non passa giorno senza che il Tg annunci la strage familiare perpetrata dall’ennesimo depresso, dentro un appartamento normale, di un condominio dignitoso.
Il Vocabolario, inoltre, ci ricorda il significato arcaico: “umiliazione”.
Insomma, sembrerebbe che ormai siamo completamente immersi nel più profondo avvilimento dell’umiliazione.
Ma di questo, ci sono molti gradi e molti luoghi, serpeggiando ovunque e allagando le antiche speranze liquefatte su porzioni sempre più ampie d’umanità (occidentale).
L’avvilimento più pericoloso e nascosto occorre nell’ambito lavorativo.
A chi non è successo di osservare con fare distaccato un ampio open space, in cui diverse scrivanie si allineano sotto le luci al neon di una normale mattinata lavorativa; diciamo un’aziendina, una fabbrichetta, una qualsiasi. Soprattutto di quelle che hanno tra i sei e i dieci anni di vita, il periodo giusto in cui termina la spinta giovanile dell’entusiasmo, si affacciano problemi di denaro e di necessità di cambiamento, nel ricordo di momenti d’oro, ormai passati.
Di norma colui che viene chiamato il “Titolare” di solito aveva una capacità di lavoro superiore alla norma. E’ questo il meme culturale che lo contraddistingue, dai tempi della primissima rivoluzione industriale. Ma negli ultimi anni il titolare mette in mostra queste sue capacità solo quando ha un pubblico, interno o esterno, per il resto … sparisce.
E’ la sindrome di Mandrake.
Persino il Titolare, quello che guadagna di più, il padrone, è avvilito dall’umiliazione. Leggi il resto dell’articolo