Idrocarburi e consumismo, le cosmodroghe.

Normale?

Mi rendo conto di essere una voce fuori dal coro, ma che non si possa sopravvivere senza benzina, trasporti e senza la cosiddetta distribuzione è veramente la più grande panzana del secolo, e pupazzi tutti coloro che si fanno prendere dal panico per qualche scaffale vuoto del nuovo idolo del consumismo, il supermercato, o per la psicosi collettiva di quanti prendono l’auto per andare a comprare il pane sotto casa.
Lo so, queste parole sembrano folli, mentre le più illustri personalità della politica economica nazionale si affrettano a invocare <<ogni misura ed intervento volto all’immediato ripristino delle condizioni di normalità>>. Ma a quanti, irriflessivi, mi tacceranno di originalità o peggio vorrei rispondere con la battuta della saracinesca di una delle mie foto: “Normale?, bisogna capire che cosa significa Normale …”
E’ normale essere psicologicamente dipendenti dall’acquisto? mentre si ha la certezza che domani non solo il costo, ma anche il mancato profitto di pochi giorni di vendita ricadranno sul consumatore pupazzo che crede di non poter far altro che comprare?, incapace di dire almeno una volta “No Grazie”, nell’assoluta certezza che dopodomani, finita la bufera, i prezzi NON scenderanno, secondo ogni concreta regola di mercato.
Gli accadimenti di questi giorni dimostrano, fuori dal dubbio, che sguazziamo fino al collo nella psico dipendenza da acquisto, energia che sostituisce la più naturale pulsione sessuale. Una cosmodroga, di cui, badate bene, è afflitto solo un quarto della popolazione mondiale. Gli altri tre quarti non hanno idea di cosa sia veder uscire l’acqua da un rubinetto, figuriamoci un supermercato!