Nel mondo c’è dell’altro

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Oggi è un giorno qualunque d’immensa differenza tra ciò che succede nel mondo e ciò di cui si parla in Italia nei principali media.

Mentre il Corsera on line pubblica sulle sentenze Englaro, Diaz di Genova, bimbi affogati nel bagnetto e nuovi presidenti vigilanti Rai che nessuno voleva, il New York Times pubblica (nelle stesse ore) alcune strabuzzanti questioni, tra le quali:

  • migliaia di operai cinesi tornano in campagna. Dal primo gennaio la crisi dell’esportazione ha causato la chiusura di 67.000 fabbriche (!!!!) nel delta del Pearl River, zona motore economico e manifatturiero della Cina. Molti operai sono rimasti senza stipendio da settembre, quando i manager hanno abbandonato le fabbriche chiuse e sono tornati all’estero senza preavviso.
  • stasera allunerà il modulo automatico INDIANO alla ricerca dell’elio3, di cui dovrebbe essere ricca la luna, elemento fondamentale per la realizzazione della fusione nucleare.
  • i democratici usa fanno pressioni per aiuti alle case automobilistiche e per un pacchetto di sostegno al reddito della popolazione;
  • a ottobre le vendite al dettaglio negli Usa registrano un calo de 2,8% su settembre e del 4,1% sull’ottobre del 2007. Il più vistoso calo precedente fu registrato nel novembre 2001, dopo il crollo delle twin towers;
  • sun microsystem ha annunciato un piano di licenziamento da 5/6000 dipendenti, il 18% circa della sua forza lavoro;
  • Freddie Mac annuncia di aver iscritto perdite per 25,3 miliardi di dollari nel terzo quadrimestre.

E voglio fermarmi qui.

E’ vero che dalla periferia dell’impero (qual’è questa espressione geografica chiamata italia) non si può fare gran che. E’ però del tutto evidente che mentre la politica cazzeggia, il popolo dovrà affrontare questioni assai serie, le stesse che succedono intorno a noi. E nel frattempo il mondo cambia e gl’indiani (dell’india) vanno sulla luna.

Come diventare l’uomo più ricco del mondo

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Foto: Thanks to Mario’s Planet

Come dicevano gli antichi, l’unico modo per arricchirsi così in fretta da diventare in breve l’uomo più ricco del mondo, è con i soldi degli altri. Come viene dimostrato, matematicamente, in un gustoso e tecnico articolo di John Kay su FT.Com, qui da me tradotto e pubblicato col suo permesso.
Il titolo originale è “Just think, the fees you could charge Buffett”.

“Onorario da fatturare a Buffet, Pensateci!”
di John Kay
Pubblicato l’11 marzo 2008 su ft.com, Traduzione dall’inglese di Ikonovel.

La notizia che Warren Buffet è oggi l’uomo più ricco del mondo facilita la previsione di un’altro giro di storie sulle sue abitudini frugali – la Cola alla ciliegia, la bistecca ben cotta e il bungalow ad Omaha che è la sua casa da 50 anni. Ma è un fatto. Come Bill Gates, che è precipitato dalla cima, Mr Buffet è in primis interessato al business più che alla ricchezza che ne deriva. Il denaro è un mezzo per salire piuttosto che un obiettivo tout court: Mr. Buffet dice che il divertimento è guardare come cresce.
Se Albert Einstein affermava che la più grande forza dell’universo è l’interesse composto, allora la frugalità di Mr. Buffet l’ha messo in grado di evolvere verso la magia. Durante l’amministrazione del fondo Berkshire Hathaway da parte di Buffet, l’indice S&P 500 ha prodotto un ritorno medio totale del 10 per cento. Il reinvestimento di questo ritorno medio su 42 anni avrebbe moltiplicato la posta (capitale) 67 volte. Ma se il tuo investimento rende il doppio di questo – come ha fatto Buffet – la tua ricchezza s’incrementa non del doppio di 67, ma del quadrato di 67, cioè di un fattore di 4500. Questa aritmetica ha fatto di Buffet l’uomo più ricco del mondo.

Il calcolo illustra un fatto più sottile. La fortuna di Buffet non viene dalla crescita del business del fondo di gestione ma dalle azioni possedute dei fondi che amministra. Supponete che egli avesse adoperato un struttura più convenzionale nella gestione del fondo, fatturando il 2% dell’onorario di gestione e il 20% della performance nella capitalizzazione privata e negli hedge fund. Quanti dei suoi 62 miliardi di dollari sarebbero stati di proprietà del manager Buffet, della Buffet Investment Management – di Mr. Buffet quale semplice investitore – o della Fondazione Buffet?

La risposta è sorprendente. Allo standard “2% e 20%”, la suddivisione è per $ 57 miliardi al Buffet Invest. Management e per $ 5 miliardi alla Fondazione Buffet. L’effetto dell’interesse composto al 14%, piuttosto che del 20%, riduce l’accumulazione del capitale di più del 90%. Naturalmente, è improbabile che il Buffet Inv. Manag. abbia reinvestito nei suoi propri fondi a sufficienza per veder crescere il proprio attivo a 57 bilioni di dollari. Ci devono essere stati degli extra bonus. E anche delle feste di compleanno! Mangiati il cuore Steven Schwarzman: Omaha non ha mai visto niente di simile!

Si potrebbe pensare che una quota così sproporzionata a beneficio della Buffet Investment Management deve essere ragionevole: dopo tutto l’azienda è buonissima. Allora proviamo a ricalcolare il tutto con l’assunto che Mr Buffet è un mediocre manager e lavora in linea con il 10% di ritorno sullo S&P. Ciò avrebbe ridotto la ricchezza a $ 930 milioni, sotto la soglia d’ingresso della lista dei ricchi di Forbes. Ma soltanto 170 milioni di dollari di questa più modesta somma apparterebbero agli investitori: Buffet Investment management avrebbe ancora la parte del leone con 760 milioni di dollari.

Peggio ancora se si suppone che Mr. Buffet non sia affatto un buon manager. Se i ritorni fossero del 5% all’anno, allora la Buffet Foundation avrebbe avuto solo miseri 32 milioni di dollari da passare alle opere di carità di Bill Gates. In questo caso, inetta ma frugale, la Buffet Inv. Man. avrebbe ancora accumulato 82 milioni di dollari.

I risultati di questi calcoli sono tanto stravolgenti quanto importanti. Infatti la differenza tra interesse composto prima e dopo gli onorari balza drammaticamente sul lungo periodo. Se la citazione di Einstein è quasi certamente apocrifa, l’opinione ne acquista elementi di verità.
Ben Franklin scoprì l’elettricità, che è probabilmente la maggior forza nell’universo. Ma anche lui rimase impressionato dall’interesse composto e lasciò dei fondi alle città di Boston e Filadelfia, che s’incrementarono per un centinaio d’anni. Franklin invece realmente affermava che le uniche cose certe nella vita sono la morte e le tasse. Poteva anche aggiungere un’altra certezza: su un orizzonte temporale sufficientemente ampio, i manager del tuoi investimenti diventeranno più ricchi di te. Doveva comunque avere questo in mente quando determinò nel testamento che nessuno sarebbe stato retribuito per la gestione del suo lascito.
Franklin si sarebbe potuto accalorare per la frugale saggezza di Buffet. Il Saggio di Omaha ha fatto più soldi di chiunque senza addebitare onorari per la gestione. Nel lungo periodo, la fiducia degli investitori e delle società oggetto degl’investimenti può essere l’attività di maggior valore. Come la cupidigia può diventare la nemica della ricchezza.