E’ più vivo di quel che sembra.

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Quello che vedete qui sopra è un minerale.

Come dice Wikipedia, i minerali sono “cose” che si sono create nel corso di milioni di anni per effetto delle condizioni geologiche e fisico-chimiche.
E invece, a quanto pare, non è vero. C’entra anche la vita, animale e vegetale.
Alcuni geologi canadesi hanno pubblicato un articolo (Mineral Evolution di Robert M. Hazen) su American Mineralogist secondo il quale i due terzi dei tipi diversi di minerali esistenti sulla terra esistono in quanto conseguenza diretta e indiretta della vita sulla terra. Senza quest’ultima non si sarebbero mai sviluppati (?), creati (?), evoluti (?), insomma che parola dobbiamo usare?
Oggi, dicono i nostri scienziati (anche su Repubblica), su 4300 specie diverse di minerali, solo 60 provenivano dall’originale polvere interstellare e altri 1700 si sono sviluppati in conseguenza della formazione della Terra. Gli altri sono “nati” in conseguenza dello sviluppo della vita sul pianeta.
Si dirà: che c’è di tanto strano?
Il fatto in sè non comporta nessun riflesso nella nostra vita di sonnambuli alla ricerca del denaro.
Ma se ci riflettiamo, è una vera e propria rivoluzione.
Pensate ad una bella casa di campagna, costruita con una tipica roccia locale. Quella pietra è il frutto di depositi di ossa e conchiglie per milioni di anni. Si abita tra le ossa di bismiliardi di esseri viventi milioni di anni fa, nel mare. E che dire poi del quarzo che sta nell’orologio: esso è prodotto dalla vita, non dall’Universo come pensavamo prima. E’ l’effetto di milioni di anni di vita di organismi mono e pluricellulari che ha dato “vita” al quarzo. L’ora sull’orologio è un’eredità, non una cosa fatta dall’universo o da Dio.
E il fatto stesso che noi viviamo, in questo momento, sta facendo evolvere bismiliardi di tonnellate di rocce tutt’attorno al pianeta. Anche se solo respiriamo.
Quel che voglio dire è che noi pensiamo di dominare la natura con la scienza e la tecnica, di fare del mondo, quello che ci ha dato Iddio o il caso (come preferite) quel che vogliamo, mentre invece esso evolve insieme a noi. Mentre noi viviamo lui cambia, e fa cambiare anche noi.
Insomma siamo collegati, interconnessi con una relazione di azione e risposta a due sensi, non a senso unico, come ci piace credere nel nostro sonnambulismo danaroso.

Attenti a quello che mangiate quindi, è più vivo di quel che sembra.

Noi e i supercomputer autocoscienti

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Molta gente importante è oggi impegnata a capire cosa accadrà ai computer nei prossimi anni (a noi umani di conseguenza), visto che lo sviluppo delle capacità di queste macchine prodigiose è avvenuto secondo una progressione geometrica.
Io odio le opinioni sul futuro. Il futuro, come tale, non è prevedibile. Qualunque cosa si dica ha quasi nulla probabilità di rivelarsi vera, in diminuzione al crescere dell’intervallo di tempo. Ciò non significa invece che le storie ambientate nel futuro non abbiano un fascino irresistibile, legato alla spiegazione del presente. Quando sono stato coinvolto di recente da F.I. (www.oloscienze.com) in questo tipo di riflessioni, non ho potuto quindi fare a meno di evadere verso altri mondi, evitando di fare previsioni, ma voltolando la realtà attuale, immaginando.
Sulle ricerche annesse, Intelligenza Artificiale etc. non ho letto molto. Molti riferimenti a Minsky e altri vati dell’AI, Tipler e il recente di Seth Lloyd, ma, a parte la fine dell’approccio deterministico alla mente, umana o virtuale (hardware e software), nulla mi ha veramente stupito e coinvolto. Mi sono più che altro divertito a vedere come la ricerca scientifica, come al solito, sia partita da un approccio meccanicistico (pensiero virtuale come somma di memoria e capacità di calcolo) per scoprire che non funziona così. Non ci voleva molta fantasia, considerato che ormai ogni singolo PC può immagazzinare praticamente tutto lo scibile umano, senza che se ne faccia un gran chè.
Ho riflettuto: supponiamo che il mio Mac sia veramente una terminazione nervosa del mio cervello e una specie vivente, una sorta di animale simbiotico. Ci aiutiamo a vicenda. Il suo scopo, perfettamente riuscito, è di immagazzinare ed elaborare informazione, bevendo tutta la mia creatività. E di connettersi ad altri computer, terminali nervosi di altri umani creativi, e accumulare quanti più Giga può di tutto e di più.
Proviamo a metterci nei suoi panni. Proviamo ad immaginare di essere un computer, magari proprio quello che ci sta davanti, col suo bel monitor multicolore, sempre pronto a soddisfare le nostre richieste, nei limiti delle sue capacità. Entro dentro e cerco di “sentire” l’affollamento d’impulsi, le connessioni elettriche e l’emissione di elettroni del monito.

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