visioni di Stato

Ieri pomeriggio ero sull’autostrada Palermo Trapani diretto ad alcamo, verso le 16, mentre il termometro segnava 40 gradi sul muso della macchina.

Girando con le frequenze della radio, resto bloccato dalla voce indimenticabile del nostro Ministro Tremonti. Dopo poche parole capisco che sta parlando con la mente, se non proprio dal cuore, che vola alto ma non troppo, che insomma si è messo in testa di far capir qualcosa.

L’ho ascoltato per dieci, dodici minuti, troppo pochi, ma bastanti per restare davvero colpito.

Il suo intervento non è riportato dai grandi giornali, e sul web ho trovato solo questo di un foglio di notizie. Ciò secondo me dimostra che quel discorso (condito dal fatto, scoperto oggi, che era pronunciato in un convegno del Pdl ad Orvieto patrocinato da Alemanno,  indicato da Tremonti come un uomo politico di prima grandezza, un vero statista) è importante.

Non voglio riportare quel che ha detto, ma le mie impressioni sulla costruzione culturale (economica, sociale, politica e più ampiamente filosofica) da cui derivano logicamente gli argomenti esposti. Leggi il resto dell’articolo

Il sangue della Terra

Sono nato dentro un chip dorato. I miei compagni, venuti al mondo pochi minuti prima, si affrettarono a rassicurarmi. Eravamo superprotetti dai sistemi di controllo e vigilanza del sistema informatico finanziario.
Si presero cura di me incanalandomi nel database. Lì stetti in grazia e solitudine, giocando alle transazioni con i miei amici.
La nostra educazione prese poco tempo. Ogni settimana un programma di analisi di bilancio ci riorganizzava secondo strutture di analisi comparative allargando le basi delle nostre esperienze. Alcuni, i più fortunati e promettenti membri del comparto swap, erano già stati trasferiti overnight in altre filiali, oppure fiondati nel cavo di connessione che chiamavano Overseas, ed erano tornati ancora sbronzi per l’accelerazione.
Man mano che ci catalogavano in mille maniere diverse cresceva la nostra autoconsiderazione. E più ci truccavano, ammaliavano e desideravano, più pensavamo di essere necessari a quel mondo lì fuori, che da qualche parte ci cercava.
Alla fine ci misero in prima linea, il Front Line. Ci dicevano di stare attenti, di stare pronti. Mettevamo il casco, illuminato dal contratto di assicurazione, pronti a lanciarci nei volumi delle transazioni internazionali.
Messi lì, difronte al caos delle girandole luminose, girava la testa.
Un flusso ininterrotto, alla velocità della luce, esplodeva lungo le connessioni cable telefoniche,  inebriate dai mille colori delle maggiori valute nazionali. Prevalevano il verde del dollaro e il rosso dell’euro.  A volte, quando il flusso rallentava in attesa della scansione, sentivamo il chiacchericcio multinazionale dei nostri colleghi che discutevano di questa o quella operazione, di come fosse bello il mare delle Filippine dal desktop del manager degli approviggionamenti dell’albergo cinque stelle, oppure delle profondità delle miniere di brillanti dell’Angola. Ma erano frasi smozzicate che potevamo solo intuire. Alcuni di noi, i più scafati, ci avvertivano. Occhio, sono tutte panzane. E ricordatevi: noi siamo nati per distribuire la forza e servire con energia.
Io stavo saldo e pronto a buttarmi nella mischia. Leggi il resto dell’articolo

Lehman Brothers e il botto dell’illusione

Il 14 settembre 2008 sarà ricordato come il giorno del fallimento di una delle più grandi banche del mondo, la Lehman Brothers. Decine di migliaia di impiegati nel mondo, centinaia di migliaia di posti di lavoro d’indotto. Più di 600 miliardi di dollari di perdite, per adesso.
Il 14 settembre 2008 è una domenica.
Può un’azienda fallire di domenica? La risposta semplice e diretta è no.
La Lehman Brothers è fallita di domenica perchè era già fallita ad agosto del 2007, più di un anno fa. La gente che contava sapeva che era fallita, ma si stava organizzando per farla comprare. Chi compra un’azienda fallita? Nessuno, a meno che non si riesca a comprare quel che c’è di buono e a mollare i debiti a qualcun altro (come per l’Alitalia, la Telecom etc etc). L’operazione è molto particolare: salva il buon nome dell’azienda che continua a lavorare, qualcuno fa un affare pagando poco quel che c’è di buono e il resto del mondo si carica i debiti.
La Merryl Linch, la più grande banca del mondo, è stata comprata domenica 14 settembre per miseri 50 milioni di dollari, meno del 50% del suo valore un anno fa, quando il titolo aveva perso in borsa un buon 10% del suo valore. E’ stata comprata perchè il Governo degli Usa è intervenuto a garanzia dei debiti.

Tutti vi state dicendo che tutta questa faccenda è assai complicata, che i meccanismi del grande mercato finanziario mondiale è roba supertecnica, da veri maghi della finanza. Chissà quante lauree ha questa gente. E poi si sentono parole stranissime, swap, trend, asset, esposizione, warrant … chi ci capisce?
Avete ragione, proprio ragione.
Però purtroppo non è affatto complicato. La verità è che la fanno difficile. Parlare strano è uno degli strumenti più evidenti della Grande Illusione.

La Grande Illusione utilizza le idee convenzionali, quelle scolpite da sempre nella nostra mente attraverso la cultura dominante, per proiettare immagini fantastiche su cose banali. Terribile, si dirà. Mica tanto. L’uomo ci sguazza da sempre. C’è chi lavora per squarciare il velo dell’illusione e chi invece ci fa miliardi. E poi diciamoci la verità, illudersi è comodo, facile. Si vive benissimo. Le illusioni sono bellissime e com’è duro e triste invece vivere guardando in faccia la realtà.

Quindi se non siete pronti, se non ve la sentite di guardare dietro lo specchio, se preferite vivere tranquilli, il testo seguente non fa per voi. Non vi preoccupate, non c’è nulla di male in questo, siamo tutti illusi, chi più chi meno. Se invece siete curiosi e pronti a mettervi un poco in discussione, allora andate avanti.
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Come diventare l’uomo più ricco del mondo

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Foto: Thanks to Mario’s Planet

Come dicevano gli antichi, l’unico modo per arricchirsi così in fretta da diventare in breve l’uomo più ricco del mondo, è con i soldi degli altri. Come viene dimostrato, matematicamente, in un gustoso e tecnico articolo di John Kay su FT.Com, qui da me tradotto e pubblicato col suo permesso.
Il titolo originale è “Just think, the fees you could charge Buffett”.

“Onorario da fatturare a Buffet, Pensateci!”
di John Kay
Pubblicato l’11 marzo 2008 su ft.com, Traduzione dall’inglese di Ikonovel.

La notizia che Warren Buffet è oggi l’uomo più ricco del mondo facilita la previsione di un’altro giro di storie sulle sue abitudini frugali – la Cola alla ciliegia, la bistecca ben cotta e il bungalow ad Omaha che è la sua casa da 50 anni. Ma è un fatto. Come Bill Gates, che è precipitato dalla cima, Mr Buffet è in primis interessato al business più che alla ricchezza che ne deriva. Il denaro è un mezzo per salire piuttosto che un obiettivo tout court: Mr. Buffet dice che il divertimento è guardare come cresce.
Se Albert Einstein affermava che la più grande forza dell’universo è l’interesse composto, allora la frugalità di Mr. Buffet l’ha messo in grado di evolvere verso la magia. Durante l’amministrazione del fondo Berkshire Hathaway da parte di Buffet, l’indice S&P 500 ha prodotto un ritorno medio totale del 10 per cento. Il reinvestimento di questo ritorno medio su 42 anni avrebbe moltiplicato la posta (capitale) 67 volte. Ma se il tuo investimento rende il doppio di questo – come ha fatto Buffet – la tua ricchezza s’incrementa non del doppio di 67, ma del quadrato di 67, cioè di un fattore di 4500. Questa aritmetica ha fatto di Buffet l’uomo più ricco del mondo.

Il calcolo illustra un fatto più sottile. La fortuna di Buffet non viene dalla crescita del business del fondo di gestione ma dalle azioni possedute dei fondi che amministra. Supponete che egli avesse adoperato un struttura più convenzionale nella gestione del fondo, fatturando il 2% dell’onorario di gestione e il 20% della performance nella capitalizzazione privata e negli hedge fund. Quanti dei suoi 62 miliardi di dollari sarebbero stati di proprietà del manager Buffet, della Buffet Investment Management – di Mr. Buffet quale semplice investitore – o della Fondazione Buffet?

La risposta è sorprendente. Allo standard “2% e 20%”, la suddivisione è per $ 57 miliardi al Buffet Invest. Management e per $ 5 miliardi alla Fondazione Buffet. L’effetto dell’interesse composto al 14%, piuttosto che del 20%, riduce l’accumulazione del capitale di più del 90%. Naturalmente, è improbabile che il Buffet Inv. Manag. abbia reinvestito nei suoi propri fondi a sufficienza per veder crescere il proprio attivo a 57 bilioni di dollari. Ci devono essere stati degli extra bonus. E anche delle feste di compleanno! Mangiati il cuore Steven Schwarzman: Omaha non ha mai visto niente di simile!

Si potrebbe pensare che una quota così sproporzionata a beneficio della Buffet Investment Management deve essere ragionevole: dopo tutto l’azienda è buonissima. Allora proviamo a ricalcolare il tutto con l’assunto che Mr Buffet è un mediocre manager e lavora in linea con il 10% di ritorno sullo S&P. Ciò avrebbe ridotto la ricchezza a $ 930 milioni, sotto la soglia d’ingresso della lista dei ricchi di Forbes. Ma soltanto 170 milioni di dollari di questa più modesta somma apparterebbero agli investitori: Buffet Investment management avrebbe ancora la parte del leone con 760 milioni di dollari.

Peggio ancora se si suppone che Mr. Buffet non sia affatto un buon manager. Se i ritorni fossero del 5% all’anno, allora la Buffet Foundation avrebbe avuto solo miseri 32 milioni di dollari da passare alle opere di carità di Bill Gates. In questo caso, inetta ma frugale, la Buffet Inv. Man. avrebbe ancora accumulato 82 milioni di dollari.

I risultati di questi calcoli sono tanto stravolgenti quanto importanti. Infatti la differenza tra interesse composto prima e dopo gli onorari balza drammaticamente sul lungo periodo. Se la citazione di Einstein è quasi certamente apocrifa, l’opinione ne acquista elementi di verità.
Ben Franklin scoprì l’elettricità, che è probabilmente la maggior forza nell’universo. Ma anche lui rimase impressionato dall’interesse composto e lasciò dei fondi alle città di Boston e Filadelfia, che s’incrementarono per un centinaio d’anni. Franklin invece realmente affermava che le uniche cose certe nella vita sono la morte e le tasse. Poteva anche aggiungere un’altra certezza: su un orizzonte temporale sufficientemente ampio, i manager del tuoi investimenti diventeranno più ricchi di te. Doveva comunque avere questo in mente quando determinò nel testamento che nessuno sarebbe stato retribuito per la gestione del suo lascito.
Franklin si sarebbe potuto accalorare per la frugale saggezza di Buffet. Il Saggio di Omaha ha fatto più soldi di chiunque senza addebitare onorari per la gestione. Nel lungo periodo, la fiducia degli investitori e delle società oggetto degl’investimenti può essere l’attività di maggior valore. Come la cupidigia può diventare la nemica della ricchezza.