Noi e i supercomputer autocoscienti

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Molta gente importante è oggi impegnata a capire cosa accadrà ai computer nei prossimi anni (a noi umani di conseguenza), visto che lo sviluppo delle capacità di queste macchine prodigiose è avvenuto secondo una progressione geometrica.
Io odio le opinioni sul futuro. Il futuro, come tale, non è prevedibile. Qualunque cosa si dica ha quasi nulla probabilità di rivelarsi vera, in diminuzione al crescere dell’intervallo di tempo. Ciò non significa invece che le storie ambientate nel futuro non abbiano un fascino irresistibile, legato alla spiegazione del presente. Quando sono stato coinvolto di recente da F.I. (www.oloscienze.com) in questo tipo di riflessioni, non ho potuto quindi fare a meno di evadere verso altri mondi, evitando di fare previsioni, ma voltolando la realtà attuale, immaginando.
Sulle ricerche annesse, Intelligenza Artificiale etc. non ho letto molto. Molti riferimenti a Minsky e altri vati dell’AI, Tipler e il recente di Seth Lloyd, ma, a parte la fine dell’approccio deterministico alla mente, umana o virtuale (hardware e software), nulla mi ha veramente stupito e coinvolto. Mi sono più che altro divertito a vedere come la ricerca scientifica, come al solito, sia partita da un approccio meccanicistico (pensiero virtuale come somma di memoria e capacità di calcolo) per scoprire che non funziona così. Non ci voleva molta fantasia, considerato che ormai ogni singolo PC può immagazzinare praticamente tutto lo scibile umano, senza che se ne faccia un gran chè.
Ho riflettuto: supponiamo che il mio Mac sia veramente una terminazione nervosa del mio cervello e una specie vivente, una sorta di animale simbiotico. Ci aiutiamo a vicenda. Il suo scopo, perfettamente riuscito, è di immagazzinare ed elaborare informazione, bevendo tutta la mia creatività. E di connettersi ad altri computer, terminali nervosi di altri umani creativi, e accumulare quanti più Giga può di tutto e di più.
Proviamo a metterci nei suoi panni. Proviamo ad immaginare di essere un computer, magari proprio quello che ci sta davanti, col suo bel monitor multicolore, sempre pronto a soddisfare le nostre richieste, nei limiti delle sue capacità. Entro dentro e cerco di “sentire” l’affollamento d’impulsi, le connessioni elettriche e l’emissione di elettroni del monito.

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