L’inflazione

L’inflazione nel mondo.

C’è un interessante articolo di Martin Wolf sul Financial Times che si occupa dell’inflazione nel mondo, e di come questa dipenda strettamente da due fenomeni: la convergenza e gli squilibri finanziari ed economici che da sette anni imperversano nel nostro mondo.

L’inflazione, dice Wolf, deriva da una mancata coincidenza tra domanda e offerta.

Dal lato della domanda, essa permane sempre molto alta nei paesi occidentali, ed estremamente squilibrata a livello mondo. Il risultato degli squilibri è che in sette anni le riserve di valuta estera nel mondo sono salite a 4900 miliardi di dollari, una cifra mai vista. Di queste, la Cina ne possiede 1500 miliardi.
Ora è chiaro che se nel mondo ci fosse un’unica moneta e nessuan frontiera, le riserve sarebbero zero. Ci sono invece se c’è un paese che scialacqua e l’altro che fatica.
In particolare è la Cina a produrre sempre di più (il 25% della crescita economica nel mondo è registrato da India e Cina) e a finanziare attraverso il debito pubblico il deficit del conto con l’estero. La cina produce e con quello che incassa finanzia lo shopping americano.
Ma siccome la banca centrale cinese non allarga la base monetaria a questa mancanza supplisce la Federal Reserve che immette liquidità nel sistema che finisce in Cina.
Ecco perchè gli americani premono affinchè la moneta cinese si rivaluti. Ciò consentirebbe il riequilibrio del sistema, esattamente come successe col Giappone. Ma quelle condizioni erano del tutto diverse.

Wolf insiste nel dire che in tutto questo è implicata la scelta cinese di favorire le importazioni. E questo può essere. Ma può anche darsi che le attività del governo siano molto più blande, e che sia invece il differenziale dei prezzi a trovare nuovi sbocchi.

Dal lato dell’offerta essa non riesce e non riuscirà a soddisfare la domanda per mancanza di sufficiente energia, e questo è un dato che a breve termine non può cambiare.

Se tutto ciò è vero, allora siamo in presenza di una domanda troppo superiore ad un’offerta strozzata dagli alti costi dell’energia, di qui inflazione. Che allora non è monetaria, come sostengono quasi tutti ma strettamente economica. Consumiamo troppo, consumiamo male.
Wolf si lancia sui soliti ingranaggi finanziari. Ma tutto questo armamentario fatto di coltellini svizzeri spuntati sembra non funzionare più, ammesso che lo abbia mai fatto in concreto. Certe volte sembra che la politica monetaria, con suo tasso d’interesse, sia piuttosto un’indicazione che poi gli operatori possono o no seguire. Un’indirizzo. Una moral suasion, come la chiamano. E che gli si dia tanta importanza perchè è l’unica cosa che questi illustri signori, che credono di governare il mondo economico, possono “muovere”. Poi magari, a distanza di un anno, ancora non sanno a quanto ammontano le vere perdite della crisi dei mutui dell’agosto del 2007.
E se i cinesi cominciassero a consumare di più? L’inflazione salirebbe.
E se i cinesi cominciassero a finanziare il debito EU invece che USA? una catastrofe finanziaria in occidente, che favorirebbe sia i paesi emergenti che il medio oriente.

Wolf dice che per evitare ciò che accadde nel 1970 bisogna agire. Può darsi.
Io sono un ignorante, ma sono convinto che ci siano più fattori politici e culturali che non economici in gioco, e ci si dovrebbe dedicare di più a capire cosa sta succedendo in quei paesi che ormai ci forniscono di tutto piuttosto che fantasticare azioni monetarie o economiche su variabili discutibili. Ormai la palla è passata a Cina, India e Arabia Saudita.
E su questi, di che azioni economiche vogliamo parlare? La FR deve stampare denaro a mucchi per salvare le sue banche sperando che i veri padroni del bastone continuino a comprare debito Usa, la BCE che come un pupo siciliano con un solo braccio e senza gambe, agita il tasso perchè è l’unica cosa che può fare, e i cinesi gl’indiani e gli arabi che fanno quel che gli pare.
Ma come fanno ancora a parlare di scelte di politica economica? Boh?

Ma tutto ciò ci fa capire altre cose.
Nessuno sa, effettivamente, cosa sta succedendo. Solo un’unica poca cosa: la palla è passata di mano. Ora tocca all’oriente del mondo farci vedere cosa significa ridiventare poveri. E ciò accade proprio quando le maggiori democrazie occidentali sono alle rpese col rifiuto della cultura occidentale e grossi prurigini xenofobe. Insomma, contrasti culturali. Che alla fine decideranno sull’economia. E non potranno farci nulla.

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Draghi si smarca e gioca l’asso di briscola.

Ieri il Governatore della banca d’italia ha fatto il suo annuale intervento. Esso giunge dopo una serie di esternazioni di contorno all’insediamento del nuovo governo. Ha parlato confindustria, ha parlato l’istat (come al solito senza dire niente), hanno parlato i sindacati (senza nulla volere). Berlusconi, presente all’incontro di confindustria, aveva fatto suo l’intervento della marcegaglia, trasformandolo nel programma di governo. Ieri non è successo tanto. Lui non c’era. E già questa è una dichiarazione. Ha fatto dire che l’intervento era “condivisibile ed in linea col programma di governo”. Cioè che nel brodo del nulla ci può stare anche la banca d’italia. Ma perchè la distanza da Draghi? Nessuno lo ha fatto notare. Tutti a sperticarsi su quanto, di loro specifico interesse, sembrava essere contenuto nell’intervento, e cioè che le tasse sono alte (ed infatti, sottolineano, il berlusca le diminuirà) Ampliamo lo sguardo. A me pare che Draghi, nel suo secondo intervento da Governatore, sia uscito dagli schemi di potere costituiti, si è spostato verso l’europa e da consulente esterno si fa contestatore. La Banca d’Italia non ha oggi alcun ruolo di governo delle variabili monetarie, delegate alla BCE. E’ diventato un centro studi, con qualche delega sul controllo del mercato bancario. Le maggiori banche italiane hanno ormai dimensione europea, quindi anche lì c’è poco da fare. Chiude l’ufficio italiano dei cambi e le sedi periferiche, tanto per dire. E allora Draghi si smarca. Non ha più il dovere di restare al centro del sistema italiano. Anzi, comincia a rappresentare un braccio finanziariamente armato della Bce e quindi della politica finanziaria ed ecoomica della UE, e cioè della germania. Infatti vediamo, per punti, cosa emerge dal suo discorso:

Sulla crisi finanziaria mondiale

non ancora finita dice che le funzioni di controllo e le regole sono saltate e che non servono a niente. Cito testualmente “ Le istituzioni finanziarie, e tra esse alcune delle maggiori banche internazionali, hanno dato ulteriore impulso a questo processo, con la creazione di una sorta di sistema bancario ombra, composto di veicoli specializzati nell’investimento e nella provvista di fondi sul mercato dei prodotti strutturati di credito. Non consolidate nei bilanci delle banche e sottoposte nei maggiori centri finanziari a requisiti contabili e prudenziali assai poco stringenti, queste entità operavano con presidi di capitale trascurabili, forti sbilanci di liquidità, un disallineamento estremo di scadenze tra attivo e passivo, anche a causa di lacune nelle regole prudenziali precedenti Basilea II.” Insomma una debacle del sistema. Tutte le banche centrali, tutti i sistemi di controllo, compreso Basilea II, hanno miseramente fallito. Come risolvere il problema? Draghi dice che non si risolve. Gli operatori tradizionali sbagliano, come quelli innovativi, e le regole stringenti non bastano. Infatti “Alla fine degli anni ottanta, ben prima che si diffondessero i prodotti finanziari strutturati di oggi, la crisi delle savings and loan banks costò ai contribuenti americani oltre il 2 per cento del prodotto interno lordo annuo degli Stati Uniti. La crisi delle banche giapponesi, in anni appena più vicini, ha avuto costi ancora più pesanti.” Ne deriva che la crisi attuale stia finendo grazie agli interventi della banche centrali, pronti e coordinati, ma “senza precedenti” in ampiezza. Il sistema bancario ombra creato dalla speculazione leonina si salva con l’intervento delle banche centrali, che salvano il sistema, ma non sono in grado di regolamentarlo. Anzi, sarebbero forse in grado, ma non vogliono farlo, perchè lo impoverirebbero, quindi decidono di fare poco, tranne salvarlo per il bene generale. Il meccanismo che descrive Draghi è una versione americana e holliwodiana della vecchia catena di Sant’Antonio, vero e proprio sistema bancario ombra in cui alcuni si arricchiscono a spese di molti. Se qualcuno è interessato e non conosce il fenomeno può leggere il mio racconto “La Ricevuta Blu” in questo stesso blog. La crisi finanziaria appena passata (se passata) è stata debellata a suon di dollari ed euro stampati e immessi a man bassa nel sistema. Chi paga? Il contribuente, attraverso la crisi economica mondiale e l’inflazione. Da cosa si genera l’inflazione? dal fatto che qualcuno stampa denaro, è ovvio. L’Istat rileva l’inflazione? No, perchè la statistica è truccata. In questo modo il popolo viene privato dei mezzi monetari a beneficio degli speculatori, che si arricchiscono. Questa fu una delle cause del crollo dell’impero romano. E’ uno dei più classici “treni impazziti” che hanno fatto crollare le civiltà del passato. Immediatamente si ha solo una redistribuzione dai poveri ai ricchi, ma è solo temporanea. Quella ricchezza è sperperata, non inestita in mezzi di produzione, quindi si ha un impoverimento generale, avvertito da chi ha pagato di più. Leggi il resto dell’articolo