“Storia e destino”, un vero Professore fuori dagli schemi. Possibile?

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Cercavo l’autobiografia di Gandhi in libreria, la trovo, ma poi mi dico che, già che c’ero, era il caso di dare un’occhiata anche allo scaffale politico-sociologico, per le mie ricerche. In mezzo ai numerosissimi volumi sul mito (chissà che c’entra, ma senza il fondamentale Campbell “L’Eroe dai mille volti”), ed in mezzo alla solita superpaccottiglia vedo un volumetto piccolo piccolo e automaticamente ne leggo il titolo dal dorso: “Storia e destino”.
“Cavolo” mi dico,” se uno è così intraprendente da mettere un titolo simile ad un libro, deve aver scritto delle cose davvero straordinarie. Leggo l’autore: Un italiano! Non è possibile! Gli italiani non mettono simili titoli ai loro libri, meno che mai ai saggi. Non è professorale, non è politicamente corretto! Che succede, mi dico?
Prendo in mano il libretto e lo giro per leggere la IV di copertina.
Orpo! Un professore universitario, tal Aldo Schiavone, a me del tutto sconosciuto, ha scritto questo libretto, che riporta come sotto titolo “La tecnica, la natura, la specie: esercizi di futuro e di speranza per prepararsi al tempo che ci aspetta. Il manifesto di un nuovo umanesimo”.
Se un vero professore italiano, uno di quelli veri, mette un titolo simile ad un suo libro, si gioca la carriera. Un professore universitario, direttore dell’Istituto Italiano di Scienze Umane (che non ho idea di cosa sia, ma se esiste in italia una cosa simile, mi dico, sarà la solita accozzaglia di vecchie cariatidi, di Baroni universitari, e di raccomandati) non può scrivere una cosa del genere. Mi dico che dev’essere una bufala. Che però Einaudi di solito non fa. Di solito.
Apro il libro e leggo mezza paginetta a caso. Per Diana, forse ne vale la pena. Poi guardo il prezzo: 8 euro. Si può fare. Ma, mi dico, se Schiavone mi fa buttare 8 euro su delle panzane noiose, me la paga!
Il Prof. Schiavone vale tutti gli otto euro che ho pagato. Un gran bel libretto. Riassumendo in pochissime parole la sua tesi, che vi assicuro per un italiano vale la fuoriuscita da qualunque consesso universitario e/o politico e/o economico (quindi anche coraggioso, a modo suo però) è questa: la scoperta della radiazione di fondo dell’universo quale nota fossile del big bang della Creazione mette l’uomo di fronte all’atto della sua creazione, spazzando via, ideologicamente, migliaia di anni di filosofia. La storia della terra e della vita subisce un’accelerazione prodigiosa negli ultimi centomila anni, come se tutta l’evoluzione fosse destinata a produrre una schisi quasi miracolosa, e cioè la separazione della vita biologica dall’intelligenza, con l’avvento dell’homo sapiens sapiens. E lo schema evolutivo, che procede per accelerazioni successive, si riproduce anche nell’avvento della rivoluzione industriale, che genera un perfetto circolo virtuoso tra scienza, tecnica e mercato delle merci. Ma l’accelerazione è tale che tutto ciò ci sta portando verso un punto di rottura, un punto di singolarità esplosiva, in cui la tecnica biologica sta mettendo in mano alla specie umana tutti i meccanismi propri dell’evoluzione della vita di milioni di anni, dandoci la possibilità di decidere quale ramo del passo successivo adoperare per il passo successivo. L’autore prosegue affermando che l’altro aspetto, e cioè la circolarità tra tecnica e mercato ormai mostra la trama, il mondo finanziario è un castello di carte, e il benessere trova il limite nella capacità del pianeta di reggere la richiesta energetica. Insomma non ce la facciamo più. Occorre una nuova politica e ancor prima una nuova etica, un nuovo umanesimo insomma.
La tesi dell’autore è offuscata dal linguaggio professorale, ma a me ha dato l’impressione che in alcuni passi l’obiettivo è quello di restare volutamente nebuloso, per avere porte aperte alla fuga. La stessa sensazione l’ho avuta ascoltando su Youtube l’intervento che ha fatto, sull’argomento, al festival della Scienza di Genova, quest’anno.
E poi il Professore mi scuserà, ma le sue tesi sono già state avanzate più di SESSANT’ANNI Fà da Teilhard de Cardin, che era gesuita (e quindi forse Schiavone non lo conosce) ma anche antropologo. Come ha fatto a non citarlo? E manca anche il nostro caro prof. Tipler, e molti altri, oltre a mostrare di aver perso la potenzialità della branca della scienza più interessante, oltre alla genetica, ovvero la meccanica quantistica.
Un ottimo libro, comunque, complimenti davvero. Ottimo.
Cosa ci voleva per renderlo supremo?
Prima di tutto un po’ di coraggio. Se cita R. Batra e uno ei suoi libri economico-catastrofici, abbia anche il buon gusto di essere esplicito, e di dirci cosa frulla ancora nella sua testa, dott. Schiavone. Se ha scritto tanto, poteva anche andare qualcosina più in là, farci sognare.
In secondo luogo, se proprio voleva scrivere di storia e destino, occorreva prima farsi una bella lettura di tutti i matti che circolano sul versante folle della sociologia. Di materiale ce n’era, e tanto. Ripensandoci, forse li ha letti, ma ha mancato di dircelo o di citarli, giusto per stare dentro un minimo di credibilità professoral-universitaria.
E allora, se è così, peccato, ma possiamo capirlo, non è vero? Non è proprio il massimo, ma è già abbastanza, visti i tempi che corrono.
Ma questo fatto fa riflettere. Un tal libretto da parte di un membro dell’establishment della sinistra italiana, può voler dire che le cose stiano cambiando a tale velocità che, come spesso accade nella storia, i folli di ieri (vedi Teilhard) diventeranno di moda domani, e cioè fra poco.
Forse sta cambiando il vento.
Forse.
Sarebbe troppo bello per essere vero.

p.s.: un recensione ben fatta sul libro è qui

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